MA CHE RIVOLUZIONE D’EGITTO!

Posted on 9 febbraio 2011. Filed under: politica | Tag:, , , , |

L’espressione d’Egitto viene comunemente usata per negare l’esistenza di una cosa o per diminuirne l’importanza. Circostanza troppo ghiotta per non farne uso nel titolo di questo post in cui voglio esprimere i mie due centesimi di pensiero sulle proteste antigovernative egiziane.

Una cosa che non sono riuscito a capire, perché forse non c’è risposta, è come i dimostranti vogliano ottenere un miglioramento delle proprie condizioni di vita. Mi spiego meglio: l’unica cosa chiara è che il sollevamento popolare trae origine e si alimenta a causa del malcontento derivante dalle precarie condizioni economiche in cui si trova la maggior parte degli egiziani. Il motore economico nelle rivoluzioni è ed è sempre stato potentissimo, per cui sotto questo profilo ci siamo. Quando sono andato in  visita presso alcune città della ex Germania dell’est, a muro già caduto, la guida del posto ci spiegò che la popolazione avrebbe sopportato tutto, anche la mancanza di un po’ di libertà in cambio di una elevata sicurezza sociale; quello che fece realmente scoppiare la rivoluzione, e portò alla caduta del muro, fu il ristagno dell’economia. I soldi non giravano, le merci non si trovavano, i negozi erano vuoti. Il regime comunista non riuscì a far girare l’economia e questo scatenò, alla lunga, la rivolta.

La differenza che mi sembra evidente tra la situazione che fu dell’est europeo e quella egiziana attuale, è che i popoli dell’est Europa sapevano quale tipo di cambiamento politico e sociale doveva essere posto in atto. Il modello era chiarissimo, largamente condiviso, ed era quello delle democrazie occidentali rappresentative. Al riguardo non c’erano dubbi, i popoli (la gente) era simile, le differenze minime, nel caso della Germania divisa artificialmente in due erano proprio inesistenti. Logico quindi che alla rivoluzione ed alla caduta dei regimi comunisti abbiano fatto seguito  libere elezioni con una pluralità di partiti politici e di candidati in lizza.

L’Egitto invece è uno di quei Paesi perennemente in bilico tra oriente ed occidente. Potrei sbagliarmi, ma ad unire i dimostranti è solo il malcontento, senza alcuna condivisione sul futuro politico e sociale. Credo che tra i dimostranti ci sia chi guarda ad occidente, ma anche chi vorrebbe l’instaurazione di una repubblica islamica. Per questo motivo penso che l’attuale regime, in base alla legge non scritta del divide et impera, avrà tutto il tempo di varare qualche misura per tenere buona la maggior parte della popolazione e continuare a governare. Insomma, non credo che la rivoluzione ci sarà, perché al governo di Mubarak non c’è alternativa praticabile: o lui, oppure il caos, che non piace e non conviene a nessuno.

Ecco, ho speso i mei due centesimi…

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