MIKE: L’UOMO CHE SCOMPARVE DUE VOLTE

Posted on 26 gennaio 2011. Filed under: società | Tag:, , , , , , , |

Mi piace parafrasare il noto film di James Bond anche se, intendiamoci bene, non trovo nulla di divertente nella profanazione della tomba di Mike Bongiorno e nel furto del suo cadavere. Mi sono anzi immedesimato nella famiglia (la moglie, i figli) e, messo da parte il cordoglio di circostanza, sono sorte alcune considerazioni che voglio mettere per iscritto.
Innanzitutto, quale è lo scopo dei ladri? Ci sono stati alcuni precedenti (Charlie Chaplin, Enrico Cuccia, il figlio del calciatore Salvatore Bagni) ed al trafugamento della salma ha sempre fatto seguito la richiesta di un riscatto. I macabri malfattori puntano sullo shock emotivo dei vivi per lucrare sui defunti.
Premesso ciò, io non cederei mai ad un simile ricatto, che farebbe leva sulla mia irrazionale emotività, ma cercherei di ricondurre il tutto ad uno schema razionale.
Come prima cosa mi direi che molte civiltà distruggono la salma tramite la cremazione oppure lasciando esposto il cadavere, in appositi luoghi, all’azione naturale del tempo e degli animali. In un simile contesto socio-culturale la sottrazione di una salma appare come un evento del tutto improbabile perché assolutamente inutile: nessuno ha intenzione di conservare il corpo.
Questa della “conservazione”, poi, è un’idea piuttosto fantasiosa. In quelle orribili scatole che chiamiamo “casse da morto” o più elegantemente “bare”, o più pomposamente “sarcofagi” o più banalmente “cofani funebri”, non rimane in realtà nulla che valga la pena di conservare od onorare. Per rendersene conto è sufficiente andare su YouTube e cercare i numerosi filmati di esumazione di cadaveri. Nella nostra mentalità italiana, ed europea in genere, è impensabile portare con sé, al cimitero, la videocamera per riprendere l’esumazione di un parente defunto da tempo; non è così presso altre culture, anche cattoliche, non molto dissimili dalla nostra. Quindi, digitando la parola “esumazione” o l’equivalente latino-americano, troveremo parecchi filmati amatoriali di questo genere e potremo vedere l’incredibile schifezza che si cela dentro le bare. Qui non c’entra il rispetto per i defunti né il loro ricordo: stiamo parlando della sottrazione di un oggetto e della richiesta di un riscatto per averlo indietro. Pagare per riavere quella schifezza? Che se la tengano pure.
Purtroppo, che si creda in un’aldilà o no, la morte crea una separazione irrimediabile tra ciò che è stata una persona in vita ed il corpo (i “resti”). Il corpo marcisce esattamente come qualsiasi carcassa animale ed è pura illusione (od artificio psicologico) identificare ciò che resta con ciò che è stato.
L’unica cosa che non può essere rubata è proprio il ricordo di una persona cara, poco importa che un mucchio di ossa siano qua o là. Una foto, un video, ma soprattutto la nostra memoria, hanno un valore incommensurabilmente superiore a quello di una scatola sigillata che racchiude l’illusione di una conservazione ed una vicinanza che, in realtà, non esistono. Nel caso di Mike, personaggio pubblico e televisivo, la differenza tra ciò che è stato e ciò che rimane è ancora più marcato. Di lui rimangono molti ricordi e numerosi filmati. Perché pagare per riavere ciò che non può essere restituito?
Non so se i ladri abbiano menti così grezze da non aver minimamente fatto questi ragionamenti, oppure siano così raffinati da aver valutato tutto decidendo, infine, di scommettere sul prevalere della irrazionalità emotiva nei congiunti. Propendo per la prima ipotesi.
Spero vivamente che la moglie ed i figli di Mike Bongiorno abbiano chiaro in mente che non è stato loro sottratto nulla, perché tutto ciò che potevano perdere lo hanno già perso. E che quindi non paghino neanche una lira, esattamente come dichiarò di fare e come fece Salvatore Bagni quando trafugarono la salma del figlioletto.
Sono atti ignobili, ma ridicoli nella loro inutilità. Che i ladri custodiscano il loro bottino e si rendano conto di non avere in mano NIENTE. Allegria!

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