SPAURACCHI VECCHI E NUOVI

Posted on 24 gennaio 2011. Filed under: economia, scienza | Tag:, , , , , , , , , |

Il nuovo spauracchio si chiama NDM-1. Dietro questo nome da robot di guerre stellari si cela un batterio resistente a qualsiasi antibiotico esistente ad oggi, per cui l’unica cura praticabile sembrerebbe consistere in un cocktail di medicinali, e che Dio ce la mandi buona.
Il nostro nuovo nemico pubblico sanitario viene principalmente dall’India ed è stato portato in Europa da cittadini britannici che sono andati a farsi curare da quelle parti per spendere poco (ecco con quali risultati). Sembra che la sua diffusione sia rapidissima e che tra breve varcherà i confini italici.
Il problema dei batteri resistenti agli antibiotici è reale e prima o poi l’umanità dovrà farci i conti: da una parte una sorta di mutazione fa sì che i nuovi batteri sviluppino doti di resistenza agli antibiotici; dall’altra l’industria farmaceutica è restia a sviluppare soluzioni definitive, che rendono poco, preferendo concentrarsi sulle malattie “incurabili” che però possono essere tenute sotto controllo grazie ad una somministrazione continua di medicine, preferibilmente più di una e costose. Per cui lo studio e la produzione di nuovi antibiotici langue.
Ecco che il quadro si fa completo, per cui sorgono spontanei i primi interrogativi: questa volta il pericolo è reale, o sarà l’ennesimo tentativo di speculazione da parte dell’industria farmaceutica mondiale, come le passate “pandemie” insegnano? Ed ancora: possibile che la medesima industria farmaceutica nasconda vaccini e/o antibiotici (soluzioni che conducono alla guarigione completa) per propinarci cure temporanee o palliative che durano una vita (con tutti i rischi collaterali che la continua assunzione di un farmaco può comportare)?
Forse il vero virus pestifero dei nostri tempi non è un batterio o chissà cosa, forse sono i meccanismi socioeconomici che muovono la ricerca, il commercio e la produzione dei farmaci. La ricerca deve trovare la cura ai malanni, ma la cura deve portare soldi, tanti. Un farmaco che guarisca subito un malanno, come può coprire i costi di una ricerca lunga e complessa?
Piuttosto che guarire dal cancro, o dall’AIDS, è meglio trovare una soluzione alternativa che allunghi la vita del paziente trasformandolo in un consumatore continuo di medicine.
È questo che mi fa paura più di tutto.

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