IL FENOMENALE CHECCO ZALONE

Posted on 9 gennaio 2011. Filed under: spettacoli | Tag:, , , , , , , |

checco zaloneDal Devoto-Oli, definizione di fenomeno: Qualsiasi fatto od evento suscettibile di osservazione diretta od indiretta, provocato o meno dall’uomo. In questa accezione deve intendersi il titolo: Checco Zalone è un vero e proprio fenomeno cresciuto tumultuosamente negli ultimi anni, miscuglio ben riuscito tra cabarettista, cantante, attore. Disgustato dai film comici (o cosiddetti tali) della famigerata ditta Vanzina-Parenti, basati esclusivamente sulla nota triade stilistica rutto-scoreggia-parolaccia, sono rimasto favorevolmente colpito dal film Cado dalle nubi, che ho visto in tv su Sky, al punto che ieri sera sono andato al cinema a vedere l’ultima fatica: Che bella giornata, lungometraggio che nei primi giorni ha polverizzato ogni record, persino quello fatto registrare da Avatar al suo esordio.

Pur essendo molto diversi, e non potrebbe essere diversamente, per una certa leggerezza dei toni (da intendersi positivamente, in contrapposizione alla greve volgarità dei cinepanettoni che tutti ben conosciamo) io accosterei la comicità di Checco Zalone a quella di Pieraccioni; ma mentre Pieraccioni è sostanzialmente “politicamente corretto”, Zalone sarebbe offensivo oltre ogni limite, pur non essendolo di fatto. Perché, mi sono chiesto? Perché Checco Zalone, pur non scevro da riferimenti grossolani al sesso, pur non privo di battute pesanti sui diversi, sulle donne, sugli extracomunitari, perché riesce a mantenere questa levità, perché alla fine non risulta offensivo, perché nessuno si risente, perché tutti ridono? Me lo sono chiesto, e mi sono dato una risposta.

Ma perché Checco Zalone, il personaggio, è un povero coglione. Ignorante, pieno di pregiudizi, straconvinto della bontà dei luoghi comuni che costituiscono da soli la sua visione del mondo, meridionale con tutti i difetti tipici dei meridionali, nelle situazioni comiche il primo a far ridere è proprio lui. E’ tutto sommato un bravo ragazzo, ma ha la testa piena di cazzate e fa regolarmente la figura del cretino. Nelle stesse situazioni comiche, a ben vedere, vengono dileggiati anche gli altri personaggi (alcuni sensibili: omosessuali, extracomunitari, mussulmani, islamici), ma fanno ridere di riflesso, perché in primo piano c’è la goffaggine, la stupidità, l’ignoranza di Checco, tanto è vero che gli altri appaiono sempre migliori di lui (e quando ne parlano, lo definiscono immancabilmente un coglione). Come quando chiede agli arabi se vengono dall’Islam (poi si salva in calcio d’angolo dicendo che lui viene da Cattolica), come quando in un locale a Milano pensa di difendere i gay cantando una canzone in cui si sostiene che non si deve ridere di loro perché non è corretto ridere di chi è colpito da quella malattia; nell’ultimo film, caccia via alcuni monaci tibetani da una chiesa perché il loro abbigliamento non è consono (calzano persino sandali con l’infradito) e la stessa sorte capita ad un sacerdote ortodosso perché ha la barba troppo lunga (per rimediare gli indica un barbiere: digli che ti manda Checco). Quando la ragazza araba che ha conosciuto, e di cui si è innamorato, porta del cous-cous ad un picnic, lui lo dà da mangiare alle oche di un lago, sorprendendosi poi che si trattava di cibo per l’uomo. Insomma, è un deficiente, e poiché lo è, gli si può perdonare qualche battuta scorretta.

Checco Zalone è un meridionale attaccatissimo alla famiglia, di buon cuore, ignorante peggio di una capra e con la testa piena di luoghi comuni. Dotato di un vocabolario limitato, è convinto che in Italia studiare non serva a niente, servono solo le raccomandazioni, perché è così che funziona. La ragazza francese di origine maghrebina che ha conosciuto, nella sua testa diventa francese di madre Tina, e se da una parte afferma orgogliosamente che l’amore non ha religione, dall’altra parlando al telefono con un parente riferisce (lei presente) che è un po’ negretta, ma poco, così poco che non dà fastidio. Il posto di lavoro migliore è quello fisso, così racconta ad un leghista, cui poco dopo riferisce in tono ammirato di un suo conoscente che sbafa una pensione di invalidità senza avere niente e viaggia per tutto il mondo. Alla fine vede una statuetta di Alberto da Giussano e chiede: ma quello chi è, un power ranger? Gli esempi potrebbero continuare…

In sostanza Checco Zalone fa ridere perché prende in giro se stesso, così facendo prende amabilmente in giro noi italiani che siamo un po’ come lui, tremendamente provinciali ed individualisti. Nel vortice comico, spesso irresistibile, finiscono tutti i personaggi che gli ruotano attorno e che vengono messi alla berlina, involontariamente, dalla sua ignoranza piena di luoghi comuni e pregiudizi. Anche il grande Totò molto spesso ha usato questo meccanismo, ma mi sembra di poter dire che Checco Zalone lo abbia perfezionato ed adattato ai tempi moderni, caratterizzati dal melting pot.

Il nome ed il cognome, Checco Zalone, derivano da un termine dialettale pugliese: cozzalone, che significa più o meno contadinotto. Per cui che cozzalone = che contadinotto.

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