TEMPO DI BANALITÀ

Posted on 16 dicembre 2010. Filed under: internet, società | Tag:, , , , |

Time, la prestigiosa rivista, ha eletto “uomo dell’anno” Zuckemberg, il fondatore di Facebook, che avrebbe così vinto una sorta di ballottaggio con Assange, il fondatore di Wikileaks. Si tratta di una scelta che privilegia la normalizzazione internettiana a discapito della sua forza dirompente. Alla pari, potrei dire che si tratta di un “premio copertina politically correct” piuttosto che non una coraggiosa ed innovativa presa di posizione.
Premiare (sia pure in modo mediatico e del tutto simbolico) l’ideatore del social network più famoso ed utilizzato, significa non avere una chiara percezione delle dinamiche attuali. Un sacco di gente usa Facebook per condividere pensierini e le foto delle vacanze, così come allo stesso scopo vengono utilizzati tantissimi altri servizi simili che sarebbe inutile elencare anche sommariamente. L’importanza di Facebook è sopravvalutata poiché non si tratta altro, al di là del suo indubbio successo, di un contenitore che integra e coordina servizi già ampiamente disponibili in rete (chat, condivisione foto e video, messaggistica istantanea, email) senza primeggiare in nessuno di essi. E che di contenitore si tratti è confermato dal fatto che presto dovrebbero essere integrati ulteriori servizi, ad esempio la possibilità di effettuare chiamate VOIP. Insomma, a mio modo di vedere siamo ben lontani dalla preveggenza illuminata e visionaria di Google, tanto per citare un altro protagonista in gioco, quanto dalla dirompente e potenzialmente rivoluzionaria esistenza di un sito come Wikileaks, che utilizza le qualità di internet (velocità, immediatezza, universalità) per pubblicare notizie che altrimenti sarebbero rimaste segrete. E se qualcuno intendesse obiettare che era meglio se fossero restate tali, io risponderei che il male peggiore è sempre l’ignoranza (nel senso etimologico della parola: non conoscenza).
Se veramente ci sia stato un ballottaggio tra Zuckemberg ed Assange non lo so, ma se così è stato, la vittoria del primo è il trionfo della banalità alla camomilla, mentre la nomina del secondo sarebbe stata l’equivalente di una scarica di adrenalina. Probabilmente l’editore di Time non ha voluto inimicarsi i potenti della terra, che se potessero impalerebbero Assange in mondovisione, preferendo ripiegare su una figura nota e sulla bocca di tutti che ricalca lo stereotipo americano facilmente digeribile del bravo ragazzo di successo, che grazie ad un’idea brillante è diventato ricco e famoso.
Così i lettori di Time, tra un sorso di tè ed un altro, potranno tranquillamente alzare il mignolo portando la tazza alle labbra.

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