PER GIOCO MA SUL SERIO

Posted on 15 novembre 2010. Filed under: internet, società | Tag:, , , , , , , , , |

Nel mondo dei videogame il grido del momento consiste nell’abbandono dei controller, sostituiti dal corpo stesso del giocatore. Insomma, ci si piazza avanti allo schermo e si corre, si salta, si calcia, si spara, si fa a cazzotti quasi come nel mondo reale. Un sistema elettronico è capace di rilevare i movimenti del giocatore e di trasformarli in input, esattamente come avrebbe fatto un joystick, un joypad o qualsiasi altra periferica di gioco. In altre parole, la periferica del futuro siamo noi, senza nessuna differenza con il mondo reale. Paradosso del videogame, che tende a confondersi con la real life. A ben vedere, solo un passettino in avanti verso la temuta/auspicata simbiosi tra uomo e macchina, tra intelligenza artificiale e mente umana, in modo da avere a disposizione il meglio dei due mondi. Ma non corriamo troppo avanti…

Attendo di vedere questi dispositivi sul campo per valutarne il successo e l’efficacia. I tre competitors del settore (Sony con la Playstation 3, Microsoft con la XBox, e Nintendo con la Wii) hanno sistemi diversi, ma il risultato è pressoché lo stesso.

La cosa più interessante è che in questo modo il videogame cessa di essere tale per diventare una sorta di tramite (una interfaccia software/hardware) tra il giocatore e il mondo, finto o reale poco importa. Per esempio prendiamo in esame un incontro di box "videogiocato". Il giocatore si abbiglia nel modo giusto, scarpette-pantaloncini-guantoni, e comincia a saltellare come sul ring dando pugni ad un avversario virtuale che fa altrettanto. Certo, la differenza con la realtà è notevole: non rischieremo di restare sfigurati in volto perché i cazzotti dell’avversario non li riceviamo noi, ma il nostro alter ego elettronico, il nostro avatar. Ora immaginiamo (la cosa è fattibilissima) che il nostro videogiocatore, Pippo da Milano, si metta in contatto con Philip di Boston, e facciano a cazzotti tra di loro. Ognuno sul proprio schermo vedrà l’immagine dell’altro, i colpi a segno provocheranno ferite sanguinolente, ma in realtà nessuno si farà male, anche se un vincitore ci sarà.

L’esempio è banale (già si può giocare in rete contro altri giocatori), ma io voglio spingermi più in là per chiarire cosa penso. Penso che la casalinga di Voghera, tanto per copiare un personaggio di un film di Nanni Moretti, magari si mette pure a fare a cazzotti con la Playstation, o con XBox, però non penserebbe mai di farlo se la cosa avesse riflessi reali. Potrebbe invece essere interessata a fare una passeggiata virtuale in un supermercato se poi la merce le venisse recapitata a casa con addebito sulla carta di credito. Le poste potrebbero mettere in piedi un servizio di pagamento virtuale delle bollette: si lancia l’applicativo, si parla con un avatar allo sportello, ma si paga sul serio la bolletta. Insomma, il videogame troppo realistico corre il rischio di trasformarsi in qualcosa di troppo serio. I genitori del futuro avranno il loro daffare a spiegare ai propri figli la distinzione tra ciò che è vero e ciò che è falso.

Sempre ammesso che questa distinzione abbia ancora un senso…

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