QUANDO PARLEREMO AL CELLULARE

Posted on 29 ottobre 2010. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , |

DragonBe’, direte tutti, che significa? Già parliamo continuamente al nostro cellulare! Già, ma in realtà parlate a qualcun altro che è in linea, non all’apparecchio in quanto tale. Io invece intendevo dire proprio questo, parlare al cellulare senza altri di mezzo, solo lui e voi, faccia a faccia. Il fatto è che ho appena installato sul mio iPhone, gratis solo per pochi giorni, due programmi della Dragon, la software house che più di tutte ha creduto nel riconoscimento vocale. Uno consente di scrivere parlando, l’altro effettua ricerche alla Google pronunciando il termine o la frase anziché scriverla. Funzionano piuttosto bene, il riconoscimento del parlato mi sembra ottimo, per cui ho pensato che è vicino il momento in cui ai nostri beneamati apparecchi, non solo portatili, daremo i comandi a voce, anche complessi. Ciò sarà la svolta definitiva che farà sembrare residuati bellici tastiera, mouse e le interfacce touch, e spianerà la strada al personal robot del futuro, uno schiavetto cibernetico che eseguirà al nostro posto tutti i lavori noiosi e faticosi.

Già adesso numerosi cellulari consentono di effettuare una chiamata pronunciando il nome di un contatto della rubrica, ma io penso ad operazioni più complesse che dovrebbero secondo me essere già alla portata, tipo: manda un sms a Tizio, memorizza questo numero, vai sul sito di Nonna Papera, eccetera. Per non parlare delle funzioni avanzate degli smartphone: di esempi ce ne sarebbero a bizzeffe.

Piuttosto ho notato una cosa apparentemente strana, che non so se in futuro verrà superata oppure sarà di freno allo sviluppo di questa tecnologia. Ormai tutti parlano al cellulare a voce alta dappertutto: sui treni, sui bus, nelle sale d’aspetto, apparentemente incuranti della privacy. Nessuno ci fa più caso: la reputiamo una cosa normale, così come ci sembra normale fare altrettanto.

Eppure parlare al cellulare nel senso che ho indicato io, senza un interlocutore umano all’altro capo della linea, non è la stessa cosa. In pubblico non sono riuscito a testare le applicazioni della Dragon. Ho tirato fuori il mio iPhone, mi sono guardato circospetto in giro, ho provato a dettare qualcosa, la prima cosa che mi veniva in mente, ma già avvertivo i primi sguardi curiosi sulla mia persona. Non è la stessa cosa, e tutti se ne accorgono. Un domani chissà, forse sarà normale sentire in metropolitana qualcuno che dice: ricordami la riunione delle cinque al proprio cellulare, ma per adesso no, i tempi non sono ancora maturi.

Però questi due programmi funzionano, e bene.

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