SISTEMI INOPERATIVI

Posted on 27 ottobre 2010. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

maverick2E’ solo una battuta, un gioco di parole. Che valenza può aver un sistema inoperativo? In ambito informatico il sistema è operativo per eccellenza: gestisce un ambiente per i programmi, per gli input dell’utente, per la ricerca e la organizzazione dei file, quando è grafico (ormai la norma) gestisce le onnipresenti finestre, il drag & drop, eccetera eccetera… Un sistema inoperativo è un controsenso per eccellenza, una inutility (non utilità) all’ennesima potenza, un aborto, un non-vivo non-morto come i vampiri e gli zombie.

Bene, questa cazzatina mi serve per introdurre la notizia, ampiamente presente sul web, che Ubuntu (la nota distribuzione Linux) nelle future versioni abbandonerà Gnome per utilizzare, al suo posto, Unity. Di che sto parlando? Linux ha la possibilità di cambiare a piacimento il gestore grafico del sistema e quindi potremo avere un Linux con Gnome, un altro con KDE, eccetera (solo per citare i due principali). Ma allora, mi si dirà, è solo un fatto grafico, un aspetto, una roba del tipo l’abito non fa il monaco, e allora chi se ne fotte? Non è proprio così semplice. Premesso, per fare contenti i più pignoli e facinorosi, che Unity deriva da Gnome, e che il mio preferito sarebbe KDE (forse perché ricorda Windows), tenterò di spiegare perché la scelta di Ubuntu è importante e cosa si cela dietro questo cambiamento.

Ok, premessa numero due. Io non sono un guru di Linux. Uso principalmente Windows, un po’ perché mi piace ed un altro po’ perché mi ci trovo bene. Windows 7 poi è una vera bomba e ci girano tutti i programmi che mi servono. Ma non ho il paraocchi e sono curioso: ho installato varie volte quasi tutte le distribuzioni Linux possibili immaginabili (Red Hat… chi se la ricorda? Ora si chiama Fedora, poi Mandrake che ora è Mandriva, naturalmente Ubuntu in tutte le sue varianti, Suse, Linux Mint, Debian, eccetera eccetera…). Attualmente in un vecchio portatile ho installato per sfizio Ubuntu, Kubuntu e Xubuntu. Insomma, non sono un esperto Linux, ma lo uso, lo installo, e un po’ lo conosco, anche se non intimamente.

Di Windows ammiro la coerenza dell’interfaccia, che non può dare Linux. Apprezzo la compatibilità che deriva dalla enorme diffusione, e viceversa. Ma (di nuovo) non ho il paraocchi e sono consapevole che c’è un intero mondo oltre quella finestra.

Kubuntu-10.10-desktopAllora, voglio raccontare le mie perplessità su Linux. La precedente versione di Ubuntu, la 10.04 se non vado errato, sul mio portatile non si installa. Sembra andare tutto bene ma alla fine il pc si pianta, lo schermo rimane nero, nessun comando è attivo. Poi scopro, leggendo sui vari forum, che forse alcune macchine con scheda grafica integrata potrebbero aver bisogno di inserire un parametro all’avvio, altrimenti va tutto a puttane. Ma porcaccia la miseria, penso, chi ha creato la routine di installazione, non poteva prevedere questa situazione del cazzo? E se uno (come in effetti tanti) avesse un solo pc, da chi si fa suggerire la soluzione, dalla buonanima di Maria Teresa di Calcutta, magari in sogno? E’ come se andate in garage a prendere la macchina e, se non parte, è colpa vostra perché non avete recitato a voce alta l’Eterno Riposo. Insomma, inserito il parametro giusto il sistema si avvia, poi bisogna modificare a mano (così suggeriscono gli esperti) un file inserendo in modo permanente il parametro mancante. Peccato che il file in questione non c’è, non esiste, anche se ci vuole poco per capire che in realtà il file da modificare è un altro. Per modificarlo bisogna dare il comando da superutente, altrimenti è immodificabile. Bisogna quindi lanciare l’editor di testo (ogni distribuzione ne ha uno diverso) tramite l’editor dei comandi (ogni distribuzione ne ha uno diverso) loggandosi come superutente (ogni distribuzione lo fa in modo diverso, su, sudo, e compagnia bella). Fatto. Finalmente tutto funziona, o quasi. Infatti voglio inserire un indirizzo di rete fisso al pc, ed è una operazione che durerebbe si e no venti secondi… ci metto poco a scoprire come si fa… peccato che quando vado a mettere l’indirizzo del router, le altre caselle (indirizzo del pc, maschera di rete e bla bla) si cancellano. Sì, avete capito bene, si annullano e non c’è verso, ma chi cazzo ha progettato ‘sta benedetta cosa? Alla fine, dopo innumerevoli tentativi e dopo aver scoperto sui forum che latri utenti hanno avuto lo stesso problema, finalmente riesco a farcela: inserisco prima l’ultimo dato poi tutti gli altri, spingo save all’inizio e non alla fine, insomma faccio qualcosa di autenticamente non intuitivo e finalmente, dopo un’oretta buona, ho personalizzato la connessione di rete. Con Windows avrei impiegato si e no dieci secondi, sul mio iPhone anche meno.

Non voglio bastonare Linux: è fantastico, hai tutto gratis, quando lo installi ti ritrovi non solo il sistema operativo ma anche tutto quello che può servirti. Peccato che installare altri programmi non è così agevole, ogni distribuzione lo fa in modo diverso; le ultime versioni però hanno un sistema automatico che rende veramente tutto molto semplice, sempre che l’installazione funzioni. Più volte, infatti, mi è capitato di installare programmi che poi non partono.

ubuntu-unityQuanto sopra serve per tornare a bomba sull’argomento topico: Ubuntu abbandona Gnome e passa ad Unity. Sembra infatti che siano sorte insanabili divergenze su come debba essere l’ambiente desktop del futuro tra la community di Gnome e Canonical, la società che produce Ubuntu. Canonical, ci vuole poco a capirlo, vuole rendere le cose più semplici all’utente e per farlo non c’è altra scelta se non rendere Linux più somigliante a Windows oppure a Mac OS, se non nella grafica almeno nella filosofia: tutto deve funzionare senza intoppi, i pulsanti debbono stare là dove uno pensa di trovarli, se il drag & drop funziona in una finestra deve funzionare in tutte (su Linux non è sempre detto). Se per confermare le opzioni settate in una finestra debbo cliccare Ok, in tutte le finestre simili devo trovare OK e non Chiudi  oppure atre scritte ancora più fantasiose. Il problema secondo me è che Linux è ideato da appassionati di informatica che non tengono nel debito conto certe esigenze di interfaccia. Ecco perché Ubuntu abbandonerà Gnome  per passare ad una interfaccia (Unity) progettata in proprio e da migliorare nel tempo secondo le linee guida della società, che è famosa per aver creato una distribuzione Linux abbastanza user friendly (ma non perfetta, come ho detto) e che ha proprio la mission di diffondere una versione di Linux facile da usare, bella da vedere ed affidabile.

L’utente finale, sia pure utonto come i fan boy di Linux definiscono l’utilizzatore medio di Windows, ha tutto da guadagnare se il panorama dei sistemi operativi si arricchirà di un contendente reale e non solo teorico. La concorrenza fa bene… Avremmo così Windows a caro prezzo, Mac OS a prezzo carissimo e con in dotazione hardware sovrapprezzo nonostante i processori di penultima generazione, e Linux Ubuntu facile da usare e gratuito. Gratuito? Pensiamoci bene. Sì, il sistema operativo non lo pagheremo, ma Canonical vorrà venderci la musica ed altri servizi… La parola gratis ha la brutta tendenza ad estinguersi… Ci sarà persino l’icona del carrello sulla barra delle finestre!

Capisco perfettamente  i motivi per cui la distro Linux più famosa e diffusa abbia pianificato questo cambiamento epocale,  e capisco perfettamente perché alcuni affezionati linari disprezzino Ubuntu definendola la peggiore distribuzione Linux. E’ tutta questione di attese, aspettative, obiettivi e tendenze.

Ma se per caso Ubuntu con Unity dovesse avere successo, e se avrà successo il futuro sistema operativo di Google, e se Mac dovesse aumentare la propria quota di mercato a discapito di Windows (come in parte sta accadendo), allora ci troveremmo di fronte ad una concorrenza di sistemi operativi per desktop come non avremmo mai sperato. L’alternativa è stare arroccati sulle vecchie posizioni per accontentare lo zoccolo duro (per quanto sparuto) degli affezionati, oppure attaccare la concorrenza proprio sugli aspetti in cui è migliore. Windows lo sta facendo sul fronte della sicurezza e stabilità, Linux lo deve fare sul fronte della piacevolezza e facilità d’uso.

Guardiamo per esempio cosa sta succedendo nel settore dei sistemi operativi per smartphone, dove non c’è un dominatore del mercato e numerosi contendenti contribuiscono a rendere sempre migliori i prodotti e le loro funzionalità.

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