LA FIAT SE NE VA

Posted on 25 ottobre 2010. Filed under: economia, politica | Tag:, , , , , |

Lo si era capito, ed ora Marchionne l’ha detto in modo esplicito scegliendo, come palcoscenico mediatico, la trasmissione di Fabio Fazio su RAI 3. In sintesi l’AD della FIAT ha spiegato che dell’utile di bilancio, neppure un euro viene dalla costola italiana, ed ha concluso affermando che la casa automobilistica torinese migliorerebbe le proprie prestazioni abbandonando l’Italia. È da un po’ che Marchionne lancia messaggi di questo tipo e, in tutta franchezza, non riesco a dargli torto, anche se in quanto italiano le sue parole possono ferire.
In questo momento, da un punto di vista industriale, siamo un Paese arretrato:
costo del lavoro elevato a fronte di stipendi netti bassissimi, relazioni sindacali ancorate a schemi tipo anni ’60, pressione fiscale elevata, produttività bassa, infrastrutture scarse, assenti o fatiscenti (penso al trasporto pubblico, alla connettività internet, al costo dell’energia elettrica). Il messaggio di Marchionne è chiarissimo: al di là delle assicurazioni di facciata (crediamo ancora in questo Paese bla bla), la FIAT è pronta ad andarsene perché può permettersi di scegliere dove produrre. E deve far riflettere il fatto che siamo un Paese dove nessuna industria estera investe ed apre stabilimenti: il costo del lavoro infatti è basso solo per chi percepisce lo stipendio, non per chi lo paga. Le cause di tutto ciò? Un sindacalismo arretrato che fa politica invece di perseguire il bene dei lavoratori ed una classe politica onanistica ed autoreferenziale che trascura in modo sistematico i veri problemi per concentrarsi su beghe interne cervellotiche di nessuna utilità pratica.
Per inciso, Marchionne si è detto disposto a portare la busta paga al livello dei Paesi confinanti, purché si raggiunga pari efficienza negli stabilimenti. Quindi all’estero si lavora meglio e si guadagna di più.
Le reazioni politiche e sindacali non si sono fatte attendere ma, purtroppo, mi sembrano improntate come al solito alla superficialità. Leggo che qualcuno si sarebbe lamentato perché Marchionne ha parlato come se fosse a capo di una multinazionale straniera. Ragazzi, ma dove viviamo? Oggi come oggi non c’è confine patrio e le multinazionali non hanno patria per definizione. Vanno e stanno dove si fa profitto. Possiamo farne a meno? Se la risposta è affermativa, possiamo continuare per la nostra strada come niente fosse; altrimenti qualcosa (molto) dovremo cambiare.

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