DECRETO PISANU: SPERO NEL CESTINO

Posted on 7 ottobre 2010. Filed under: internet, politica | Tag:, , , , |

Chi va all’estero trova un sacco di reti wifi libere: nei fastfood, nei centri commerciali, nelle piazze… L’ultima volta che ci sono stato, nel centro di Cannes ce ne erano tre: una messa a disposizione da un MacDonalds, un’altra dalla amministrazione comunale ed una terza che faceva capo in qualche modo al porto navale. Il wifi libero costa poco (basta un router da poche decine di euro) e può attrarre clienti, soprattutto turisti: cosa ci può essere di meglio che sedersi al tavolino di un bar, all’aperto, sorseggiare una bibita fresca e spedire agli amici le foto appena scattate, oppure chattare? Per non parlare della videoconferenza con il MSN Messenger, oppure colloquiare gratis grazie a Skype! Anche in Italia si vanno diffondendo, ma meno che altrove. Questa estate sono stato in vacanza in una notta città balneare dell’Adriatico ed ho notato che alcuni “bagni” reclamizzavano il wifi, mentre nel centro città c’erano le piazze coperte da una rete comunale ed un negozio di libri con annesso bar offriva la connessione ai clienti. Perché allora dico che non è diffusa come all’estero? La risposta è nel decreto Pisanu. Provate ad avvicinarvi allo stabilimento balneare col wifi: non riuscirete a collegarvi. Infatti il decreto Pisanu esige tutta una serie di pesanti adempimenti per chi ha intenzione di creare un hot spot (così vengono chiamati i punti di accesso ad internet pubblici): denuncia alla questura  e registrazione di ogni persona che si connette. Infatti il “tenutario” (chiamiamolo così, neanche fosse un bordello) dell’hot spot deve tenere un registro in cui viene annotata l’identità del fruitore del servizio, più la data,  l’ora e la durata dell’accesso. Immaginate una piazza coperta da wifi comunale: vi collegate speranzosi, ma invece di sfociare nel mare della rete vi trovate di fronte ad una pagina web che avverte della necessità di passare all’ufficio turistico per registrarsi! Frustrante, ridicolo, incivile. Una perdita di tempo per il turista di passaggio, una seccatura per tutti gli altri.

Lo scopo del decreto Pisanu è quello di rendere identificabile chi accede tramite hot spot pubblico, allo scopo di prevenire attacchi di terrorismo o commercio di immagini pedopornografiche. Finalità assurde perché, allora, seguendo questo ragionamento, si dovrebbero spiare tutte le conversazioni telefoniche, aprire tutte le buste della posta cartacea tradizionale, intercettare tutte le email, eccetera eccetera, in aperta violazione dei più elementari diritti dell’uomo ed in un crescendo orwelliano parossistico.

Forse entro la fine dell’anno ci verrà fatta la grazia di vedere gettato nel cestino questo decreto. In parlamento verrà presentata una proposta di abrogazione sostenuta da un gruppo trasversale di parlamentari che, deo gratias, si sono resi conto della sua inutilità. Senza questo ormai famigerato decreto, gli hot spot potranno finalmente fiorire nel nostro paese e non sarà difficile collegarsi ad internet da una piazza, un bar, un fastfood, senza essere costretti ad assurde acrobazie burocratiche.

QUI si può leggere un interessante articolo sull’argomento pubblicato da Punto Informatico, da cui si apprende che l’unica voce contraria all’abrogazione è quella dell’Amministratore Delegato di Telecom. Come mai? Forse perché teme di vendere meno chiavette telefoniche?

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