MULVE E I SUOI FRATELLI

Posted on 5 ottobre 2010. Filed under: informatica, internet, musica, smartphone, società | Tag:, , , , , , , , , |

La lotta perenne tra i detentori dei diritti (la cosiddetta industria dei contenuti) e degli utenti che invece vogliono usufruire delle opere senza sborsare un quattrino, mi affascina terribilmente. E non vedo soluzione alcuna, nel senso che secondo me non c’è niente da fare: la vitalità di internet e gli strumenti che la rete mette a disposizione sono armi micidiali contro cui nulla possono le pur potentissime multinazionali dell’intrattenimento. Se fossi un marxista, sarei tentato di dire che è una sorta di materialismo dialettico / storico tra chi detiene il potere e teme di perderlo, e chi invece non lo detiene e vuole acquisirlo. Una vera e propria guerra piena di colpi a sorpresa. Io penso che la posizione delle major discografiche e cinematografiche sia antistorica e destinata alla sconfitta. I tempi sono questi, la tecnologia consente di scambiare facilmente i contenuti, chi sono questi signori che pretendono di fermare il corso della storia e della evoluzione umana, ancorandoci ad uno status quo che ormai appartiene al passato? Se i discografici (ma vale lo stesso per i produttori di cinema) dirottassero tutte le energie che profondono nella lotta alla cosiddetta “pirateria” verso lo studio di nuovi modelli di business, ne trarrebbero vantaggi enormi.  Oggi dietro il file sharing non c’è la criminalità organizzata, come poteva essere venti anni fa per la contraffazione dei CD: oggi c’è la quasi totalità degli utenti. Si dice che Churchill avesse coniato questa battuta: se metto un cartello con scritto “vietato fumare”, e trovo uno che fuma, gli faccio una multa. Se sono due, faccio loro una multa. Se sono dieci, dieci multe. Se sono mille, tolgo il cartello.

Fino a ieri la tecnologia principe per recuperare materiale pirata era il peer to peer, il vero e proprio scambio tra utenti, oggi rappresentato perlopiù da Emule. Funziona così: io condivido dei file residenti nel mio pc, consento che vengano indicizzati, e se a qualcuno interessano, acconsento che vengano copiati dal mio pc al suo e viceversa, il tutto organizzato da uno o più server centrali. Nonostante gli attacchi che si sono susseguiti per mettere fuori uso questi server, indispensabili per far funzionare l’ambaradan, il sistema regge ancora.

Poi è venuto il momento di bit torrent. Sistema straordinario per velocizzare i download (si possono raggiungere velocità davvero elevate), ha il difetto che prima di scaricare il contenuto che si vuole è necessario procurarsi un file con estensione torrent: sono nati quindi una pletora di siti che indicizzano questi file, ed ancora una volta si è cercato di farli chiudere uno dopo l’altro, con qualche successo ma abbastanza inutilmente (chiuso un sito, ne nasce un altro).

Tutto superato dall’ultima frontiera che è anche la tecnologia più antica: il semplice scaricamento. Come? Si fa così: scaricatevi Mulve (non fornisco il link, cercatelo con google), è un programmino da un paio di mega che non necessita nemmeno di installazione. Si collega ad un server (probabilmente russo) che contiene circa dieci milioni di canzoni. La ricerca dicono sia velocissima, così come il download.

Ma attenzione: Mulve ha avuto un effetto dirompente (è stato ribattezzato il terrore dell’industria discografica) e attualmente sembra essere fuori uso, c’è chi dice per i troppi utenti, chi invece sospetta altre cause sin troppo ovvie. Niente paura, Mulve (forma contratta di Music Love) ha già i suoi fratelli. Il primo si chiama, indovinate un po’, Pirate: praticamente è un clone di Mulve, stessa semplicità di utilizzo, dicono sia anche molto efficace ed in più è open source, quindi in teoria ognuno potrebbe scaricarsi il codice del programma per esaminarlo (bisogna però esserne capaci…). Altra alternativa è Songr, programma che cerca il contenuto in una pluralità di fonti e ne consente il download (anche di filmati da YouTube).

Aspettiamoci ulteriori programmi dello stesso tipo e godiamoci gli sviluppi di questa “guerra” tecnologica e sociale.

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