IL RATTO DEI FRONTALIERI

Posted on 3 ottobre 2010. Filed under: politica, società | Tag:, , , , , , , , |

Parliamo allora di questa campagna della Svizzera italiana contro i lavoratori stranieri che ogni giorno valicano il confine rubando lavoro, almeno così sostengono gli ideatori del sito e dei manifesti, ai lavoratori locali. Paragonati ai ratti, la stampa italiana sta definendo con il termine choc questa serie di iniziative di cui, a dire il vero, si ignorano i mandanti. Che però, secondo me, non è difficile individuare in qualche testa di leghista oltre confine. Per la serie: c’è sempre qualcuno più a nord. Da un po’ di anni a questa parte non posso fare a meno di notare, con raccapriccio, come gli egoismi locali stiano prendendo il sopravvento, in tutto il mondo, sull’interesse comune. Spesso poi la convinzione di stare bene, e di avere tutto da temere da ciò che è estraneo, è una pura illusione frutto di incultura ed ignoranza.

Ma torniamo alla Svizzera. Definita la fogna del mondo nel best-seller italiano Io speriamo che me la cavo, deve la sua ricchezza alle entrate in danaro attirate dall’efficienza del sistema bancario ma soprattutto dal ferreo segreto sui titolari dei conti. Incazzati con Tremonti perché grazie allo scudo fiscale ha portato via un bel po’ di soldi dalle loro banche, evidentemente agli svizzeri vanno bene i nostri soldi ma non i nostri lavoratori.

Detto in altri termini: va bene che il ratt italiano guadagni, ma deve guadagnare in Italia e portare i soldi in Svizzera. Guai se succede il contrario, come ora sembra accadere: lavoratori che guadagnano in Svizzera (lavorando, è bene sottolinearlo) ed ogni giorno portano i soldi a casa, in Italia. E’ qui che gli Svizzeri, che hanno una faccia come il culo, trasecolano. Da quando il mondo è mondo, sono loro a ciucciarsi i soldi degli altri: che razza di sortilegio nefasto è mai questo?

Bene, concludo dicendo che queste sono lotte tra poveri e che non potranno avere altro risultato se non renderci tutti ancora un po’ più poveri. Il mondo non va avanti a furia di egoismi. Dover stringere la cinghia è dura, un pochettino dovranno farlo anche gli svizzeri.

Il ritorno di questi razzismi striscianti, di cui l’Europa è ormai piena, denota l’esistenza di una situazione di malessere che non si può ignorare, ma purtroppo denota anche mancanza di cultura e civiltà, assenza di soluzioni propositive e mancanza di una leadership in grado di affrontare i tempi moderni, non solo in Italia ma anche nel resto dei Paesi europei.

Dobbiamo a questo il successo dei movimenti politici legati non alle grandi idee ma alla meschinità del territorio, alla grettezza del particolarismo, sia pure camuffato sotto forma di federalismo. E non è un buon segno, vuol dire che stiamo vivendo un’epoca di regresso della civiltà.

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