COME TI RESUSCITO IL CADAVERE

Posted on 25 settembre 2010. Filed under: politica | Tag:, , , , , , , , , , |

Ciò che finora dicono fosse riuscito solo a Cristo con Lazzaro, ora è riuscito anche ad altri. Apprendo su Punto Informatico che l’associazione di produttori ed artisti cinematografici Eurocinema ha inviato al parlamento europeo una petizione tra i cui firmatari risulta esserci Laszló Kovács, celebre direttore della fotografia, morto tre anni fa. Non di vera e propria resurrezione si tratta, ma di semplice furbata riuscita male, con gaffe: parecchi firmatari, alcuni dei quali hanno comunque disconosciuto la firma, non sono neanche europei. Tutta questa maldestra frenesia, da parte di Eurocinema, per convincere i parlamentari che bisogna dare una stretta alla libertà dei cittadini su internet, e gli europarlamentari (almeno a maggioranza) sembrano aver abboccato, con gioia del Presidente francese Sarkozy e di quei Paesi che maggiormente vorrebbero incrementare il controllo sulla nostra beneamata rete (Punto Informatico cita in primis il Regno Unito, Francia e Irlanda, ma anche noi non siamo messi bene, penso, grazie alle molte teste da ciufolo che ci rappresentano, e lo dico in senso trasversale).

In ballo c’è naturalmente lo sfruttamento economico dei diritti intellettuali (il diritto d’autore, ma soprattutto i diritti commerciali che ne derivano e che sono di proprietà della cosiddetta industria dei contenuti: case cinematografiche, case discografiche, ma anche case editrici e compagnia bella). Niente di strano, fa parte della dialettica tra le parti e da sempre chi ha interessi economici notevoli (la cui tutela è ritenuta vitale per la propria sopravvivenza) esercita un’attività lobbistica, che di per sé non rappresenterebbe una cosa negativa perché è lecito e democratico rappresentare agli eletti i propri interessi, se non fosse per un piccolo problema, che poi tanto piccolo non è: in caso di interessi contrastanti, chi dispone di grosse risorse economiche è in grado di esercitare la propria pressione in modo molto più efficace di chi non ha altrettanti soldi. Prendiamo per esempio, guarda caso, proprio internet: l’industria dei contenuti pur di tutelare i propri interessi cancellerebbe la rete dal mondo, mentre noi appassionati “internauti” vorremmo che fosse quanto più libera possibile, senza violazione dei diritti elementari dell’individuo, tra cui la privacy, ed anzi vorremmo che venisse riconosciuto un vero e proprio “diritto alla rete” come fondamentale possibilità di informazione e di espressione per ogni individuo. Ma chi esercita attività lobbistica a nostro favore? Nessuno. Mentre l’industria dei contenuti, ne sono certo, ha dei propri rappresentanti che stabilmente hanno messo le tende a Bruxelles, e non solo lì.

La questione è molto più importante che non la tutela di una posizione di privilegio che ormai fa a cazzotti con l’attuale realtà sociale e tecnologica, ma che potrei comunque comprendere, e riguarda il futuro delle libertà digitali su internet. Già, perché i signori del cinema e della musica, ma anche quelli del libro e della tv, che se potessero cancellerebbero internet dalla faccia della terra, gli stessi che non sono stati capaci di cogliere l’opportunità di business che è in realtà la rete e si sono fatti soffiare l’affare da una società di gadget informatici, vedi Apple con iTunes, pur di continuare a vendere CD e DVD come hanno sempre fatto chiedono di sacrificare le più elementari libertà individuali, tra cui quella di non essere sotto controllo mentre si è collegati, ed addirittura vorrebbero instaurare una sorta di giustizia privata, una specie di giustizia fai da te coinvolgendo nell’abominevole progetto addirittura gli ISP, Internet Service Provider, ovvero la società con cui avete stipulato il contratto per accedere ad internet! Increduli? Eppure è proprio così. Gli ISP più illuminati sostengono a spada tratta che non possono diventare gli sceriffi del web, ma se una legge li costringesse a diventarlo? L’industria dei contenuti vorrebbe proprio questo ed il parlamento europeo, ecco la gravità, ha approvato un rapporto (che non è comunque una legge) promosso dalla francese Marielle Gallo, in cui si incoraggia la stipula di accordi privati tra ISP e detentori dei diritti. Viene da vomitare solo a pensarci: io pago Telecom per avere l’accesso ad internet, e Telecom (dico Telecom solo per fare un esempio, ovviamente non c’entra niente!) mi spia ed è pronta a denunciarmi, poniamo, a Mediaset (anche questo nome è a caso!) che eserciterà nei miei confronti una sorta di giustizia privata tagliandomi la connettività, erogandomi una multa, togliendomi la cittadinanza e, nei casi più gravi, lapidandomi iranian style. Ma, dico, questi del parlamento europeo ci stanno con la testa? O forse sono stati foraggiati adeguatamente da Hollywood?

L’orientamento di pensiero che ha dominato il rapporto emergerebbe anche dalla terminologia usata: piaga, minaccia, collegamenti con la criminalità organizzata

Se all’attività lobbistica delle major aggiungiamo la palese ignoranza che molti esponenti politici hanno di internet, e la malafede di altri che invece la conoscono abbastanza, possiamo capire la pericolosità della situazione, cui c’è un solo rimedio: l’astensione dall’acquisto. Smettiamo immediatamente di finanziare i nostri nemici ed asteniamoci, ad libitum, dall’acquisto di CD, DVD, dall’andare al cinema, e via discorrendo. Solo così potremo indebolire la compagine nemica che appare tanto invincibile quanto arretrata, cocciuta, insensibile e poco disposta al dialogo.

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