CALCIO: PRESIDENTI QUARACQUACQUÀ!

Posted on 21 settembre 2010. Filed under: società, sport | Tag:, , , , |

Prendo a prestito il ritornello di una nota canzone di Fabri Fibra, in cui il “quacquaracquacquà” è in realtà riferito ai politici italiani, per usarlo nei confronti dei Presidenti delle Società di calcio, a mio modo di vedere i personaggi meno professionali di tutto l’ambiente (insieme a qualche giornalista). Ebbene, il campionato è appena iniziato e questi signori, per giustificare le prestazioni opache delle proprie squadre, anziché prendere a calci in culo giocatori e tecnici strapagati, come sarebbe loro sacrosanto diritto, non sanno fare altro se non parlare male degli arbitri ed ipotizzare losche ed oscure manovre a discapito della loro formazione. Già la ricerca di un “grande vecchio” che avrebbe dovuto manovrare arbitri come burattini ha condotto ad esiti piuttosto discutibili, ma sul punto è doveroso attendere la conclusione del processo penale di Napoli contro Luciano Moggi. Quello che voglio stigmatizzare è un comportamento diffuso per cui, anziché accettare sportivamente la sconfitta, si preferisce insinuare dubbi sulla legittimità della vittoria altrui, attribuendo a cause esterne il verdetto negativo del campo.
Poi ci si lamenta se certe volte il pubblico dà in escandescenze: per forza! Dopo aver sentito il proprio Presidente fare illazioni circa presunti torti arbitrali subiti e circa minacciose trame di palazzo ai danni della squadra del cuore, può bastare un episodio anche del tutto normale e lecito, ma sfavorevole, per riscaldare gli animi e rovinare tutto.
Non abbiamo bisogno di questi personaggi demagoghi e populisti, munifici ma privi di autentico spirito sportivo.
Spero proprio che ci sia un futuro migliore per il nostro pallone, focalizzato più sulla bellezza del gesto tecnico e meno sul fallo, il rigore, il fuorigioco, l’arbitraggio, l’ammonizione e l’espulsione. Non sopporto più quei giocatori che come perdono palla si buttano per terra simulando un fallo, che quando tirano in tribuna soli davanti alla porta si guardano increduli la scarpa ed incolpano con lo sguardo le zolle di terra. Basta! Chiedo troppo? Voglio vedere stadi nuovi, belli, dove il pubblico sta comodo e seduto, dove non ci piove dentro, e sul campo atleti leali ed onesti che meritano applausi, anche quando perdono, perché non c’è dubbio alcuno che abbiano dato il massimo.
Fantascienza, utopia? Forse sì, almeno in Italia, purtroppo.

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