CRACCATO L’HDCP

Posted on 19 settembre 2010. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , |

Come volevasi dimostrare. Neanche fosse un’equazione matematica, anche l’HDCP, il sicurissimo sistema anticopia voluto dalle case cinematografiche per proteggere i dischi blu-ray, progettato da Intel, è stato craccato.  Un hacker, naturalmente rimasto anonimo, ha pubblicato un codice numerico che la stessa Intel, ha dovuto ammettere, sembra proprio essere la chiave che permette la decodifica dei dati. Grazie a questa scoperta diventa possibile copiare i film ad alta definizione. Intel in realtà ha minimizzato il fatto sostenendo che sarà necessario creare un chip dedicato, attività proibita dagli accordi internazionali (manco fosse un trattato di pace!), e che sorveglierà affinché ciò non accada. Io credo invece che, aumentando (come è sempre aumentata) la velocità dei processori, dovremo attendere poco per vedere un software che emulerà le capacità di questo chip, finora inesistente se non in forma ufficiale all’interno dei lettori blu-ray, e che trasformerà la copia di un fim HD in un gioco da ragazzi. Altra soluzione sarebbe quella di cambiare la chiave in uso, teoricamente possibile ma in pratica no. Significherebbe rendere incompatibili i lettori blu-ray già presenti nelle case con i film rilasciati in futuro, e non è una buona idea.

Ormai è assodato che i sistemi anticopia rendano la vita difficile solo agli utenti che acquistano i prodotti ufficiali, per cui non capisco proprio perché la cosiddetta industria dei contenuti si ostini ad essere nemica dei propri clienti migliori. Basta girare un po’ in internet per leggere un sacco di storie raccontate da chi, per esempio, ha comprato un CD in un negozio di dischi per poi rendersi conto che, grazie al sistema anticopia ivi contenuto, non veniva riconosciuto dal lettore CD presente in auto; il nostro sfortunato acquirente allora ha regalato il CD ad un amico smanettone che gli ha fatto una copia, perfettamente funzionante dappertutto. Insisto: i sistemi anticopia rompono i coglioni e complicano la vita agli utenti che regolarmente acquistano i prodotti. Inoltre questi sistemi DRM (Digital Rights Management, gestione dei diritti digitali), che vengono regolarmente craccati , costano un sacco di soldi sia per la progettazione sia per la implementazione, per cui dubito fortemente che rappresentino un buon  investimento. Io penso che piuttosto l’industria dovrebbe investire per rendere il prodotto originale appetibile, in modo da far sì che l’appassionato lo riconosca come scelta migliore rispetto ad una copia. Credetemi, non ci sono opzioni differenti, la copia pirata non si sconfigge col software ma col marketing, con una politica di prezzi adeguata, ed attraverso la tutela dell’appassionato che non è un nemico da guardare con ostilità, ma un bene prezioso da tutelare.

Pur riconoscendo che la proprietà intellettuale debba essere tutelata, non posso non salutare con soddisfazione questo ennesimo exploit tecnologico da parte degli appassionati di informatica. Sì, perché un vero hacker ha come obiettivo la conoscenza e la padronanza dei sistemi, non lo sfruttamento illegale della conoscenza. Insomma, hacker non è uguale a pirateria. Che poi i pirati, quelli veri, se ne possano approfittare è cosa ovvia. Prima di internet e del file sharing, chi non ricorda i marocchini che vendevano pacchi di CD copiati?

Se poi avete, come me, antipatia per l’attuale politica commerciale dell’industria dei contenuti, anziché usare materiale illegale io suggerisco di astenersi dagli acquisti. Protesta molto più efficace nei confronti di chi pensa solo al proprio portafogli.

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