BURQA: LA DONNA NERA METTE PAURA AI BAMBINI, MA ANCHE AI GRANDI

Posted on 18 settembre 2010. Filed under: politica, società | Tag:, , , , , , , , , , |

Eccomi di nuovo ad affrontare questo spinoso argomento, in bilico tra tutela delle libertà individuali e rispetto della nostra cultura e civiltà: sono le notizie di cronaca a fornirmene, come sempre, lo spunto. Un tempo per spaventare i bambini e costringerli ad essere ubbidienti, i genitori in modo molto discutibile minacciavano di chiamare l’uomo nero, una spaventosa figura coacervo di tutte le crudeltà, che li avrebbe presi e portati via. Leggo invece che a Sonnino, in provincia di Latina, l’uomo nero si è trasformato in donna nera, e non si tratta solo di un parto della fantasia. Una mamma mussulmana accompagna infatti all’asilo il proprio figlio vestita con il burqa tradizionale, quello che permette di vedere il mondo circostante attraverso una grata, spaventando gli altri bambini che non capiscano cosa si nasconda dietro quel tendaggio minaccioso. Diciamo la verità, se non proprio paura un po’ compassione questa donna la fa: è come andare in giro circondati dalla cella di una prigione, portarsi dietro il sole a scacchi, quello che filtra debolmente attraverso le sbarre di una cella. I bambini sono terrorizzati e non vorrebbero andare all’asilo (forse un po’ ci marciano, dico io), così i genitori starebbero raccogliendo le firme per impedire a questa donna di vestirsi così, quando porta la prole all’asilo. Non siamo, noi italiani, sufficientemente maturi per accettare con disinvoltura la diversità: questo è un dato di fatto, ed è una parte del problema. Infatti il pastore evangelico della cittadina, che apprendo chiamarsi Claudio Zappalà, invita tutti a spiegare ai bambini cosa è il burqa e ad educarli ad essere rispettosi delle usanze altrui.

La donna, di cui non si conosce il volto ma nemmeno il nome, almeno stando alle letture sul web, è la moglie dell’imam della moschea locale, tale Moustafa Addi, che con pazienza e calma olimpica spiega ai giornalisti che non c’è da aver paura della donna in burqa: si tratta solo di un abito tradizionale del suo paese, non c’è nulla da temere.

Un momento, qualcosa non mi torna.

Il fatto che sia un abito tradizionale del suo paese, non me ne può fregare di meno. Non tutte le tradizioni sono buone solo per il fatto di essere appunto tradizioni: basti pensare alle mutilazioni tradizionalissime che certe popolazioni africane impongono alle figlie femmine sin da bambine (infibulazione). Anzi, voglio dirla tutta: molte tradizioni sono, secondo me, per dirla alla Fantozzi, “cagate pazzesche”.

Inoltre mi pare sintomatico di una cultura per noi inaccettabile che sia lui, il marito-prete-padrone a parlare ed a minimizzare la questione, anziché lei, la donna costretta ad andare in giro con una tenda addosso, di cui non si conosce neanche il nome: un essere umano cancellato, una faccia che non si vede, una persona che non esiste. Ma cari i miei Zappalà (il pastore evangelico) e Moustafa Addi, che ne pensa la diretta interessata? Siamo così sicuri che sia non dico orgogliosa di questa abominevole tradizione che la oscura in quanto essere, ma almeno consenziente, e non si senta invece costretta da un ginepraio di regole arcaiche, convinzioni religiose non del tutto giustificabili, dalla necessità di tutelare la pace familiare ad annullarsi e coprirsi in modo così osceno? Sì, perché per me la donna in burqa è oscena. Il mondo occidentale non può tollerare che un essere umano sia schiavizzato contro il proprio volere sino ad umiliarsi. Siamo sicuri che la donna in burqa non abbia nulla a che spartire, culturalmente parlando, con quei padri che hanno ucciso le figlie perché avevano acquisito costumi ed usanze all’occidentale? Certe persone di certi popoli non sono sufficientemente mature per vivere in occidente: questa è l’altra faccia del problema.

Insomma, l’unica persona che avrebbe diritto a parlare, a decidere, è assente ingiustificata. Proprio mentre in Europa fa notizia l’invenzione del vestito spray, che si spruzza addosso (non è body painting, è un vero tessuto) e che aderisce perfettamente alle curve del corpo, di quella modella mozzafiato (magari ritoccata con photoshop) cui stiamo pensando. Altro che burqa.

La legge introdotta in Francia, che proibisce il burqa in qualsiasi luogo pubblico pur senza mai nominare esplicitamente l’abominevole tendaggio, ha proprio questa finalità: impedire che alcune donne siano costrette ad indossarlo contro il loro volere, e pazienza se qualcuna, contenta di farlo (ma siamo sicuri che ce ne siano?), si sente limitata nella propria libertà.

Io credo che in Italia dovremmo fare una legge simile, in coerenza con quella sull’ordine pubblico del ‘75 che impedisce di andare in giro col volto coperto. Non è questione di razzismo o di limitare la libertà religiosa: è questione di emancipazione sociale. Si vuole semplicemente impedire che sopraffazioni e violenze si nascondano dietro la pratica religiosa, con cui in realtà non hanno nulla a che spartire.

Una volta tanto la nostra classe politica sembra pensarla allo stesso modo, con toni abbastanza unanimi, segno che il buonsenso qualche volta riesce a trionfare oltre la logica di partito. Così si è espresso Fini, così si sono espressi esponenti della Lega, così la PD Pollastrini. Qualche voce dubbiosa ipotizza che vietare il burqa potrebbe finire col segregare ancora di più qualche donna dentro casa. Ma cazzo, dico io, il reato di sequestro di persona è tuttora in vigore, oppure no?

Inutile dire che per rendere coerente e giustificabile il tutto, bisogna essere rigorosi sempre. Non ha senso varare leggi che spingano verso il nostro stile di vita, se poi si alza un muro invalicabile nei confronti degli “stranieri”. Non so se le parole dell’assessore capitolino alla Scuola, Laura Marsilio, siano state male riportate dai giornali oppure siano state male interpretate: mi auguro che sia così, altrimenti sarebbero di una gravità inaccettabile. Sostenere in un discorso pubblico che i figli degli immigrati, nati in Italia, non sono italiani, è assolutamente stupido (non trovo aggettivo migliore), anche perché dovrebbe essere proprio l’ambito scolastico quello principe per affermare valori di cultura e civiltà per formare i cittadini di domani, siano essi nati da italiani oppure da stranieri.

UPDATE DEL 20/09/2010 – La signora sotto velo ha deciso (non si sa se lei oppure il marito): si scoprirà il viso prima di entrare nell’asilo. Wow, che eccitazione. Nel frattempo apprendo che l’associazione italiana dei mussulmani moderati si è schierata a favore di una legge che proibisca il burqa nei luoghi pubblici. Di più: sostengono che sia veramente necessaria. Link.

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