QUALE TURCHIA DOPO IL REFERENDUM?

Posted on 13 settembre 2010. Filed under: politica | Tag:, , , , |

La Turchia ha votato tramite referendum popolare alcune importanti modifiche alla propria carta costituzionale. I votanti a favore dei cambiamenti, voluti fortemente dall’attuale governo retto da un partito moderato di ispirazione islamica, sono stati il 58% del totale. A giudicare dai commenti politici da parte europea e statunitense, c’è soddisfazione per il risultato che amplia il livello democratico del Paese avvicinandolo agli standard occidentali; lo stesso capo del governo, che sta vivendo il successo come personale (lo è), ha sempre presentato le modifiche come necessarie per essere finalmente accolti in Europa.
Non sono in grado di entrare nel dettaglio, ma in linea di massima i cambiamenti apportati riguardano l’emancipazione femminile, la tutela dei minori, e il diritto di espatrio dei cittadini (d’ora in avanti solo un provvedimento della magistratura potrà negare il diritto di un cittadino turco a recarsi all’estero, si vede che prima non era così). Altre modifiche più importanti riguardano l’elezione dei magistrati, ora governativa (non so precisare meglio), e una sostanziosa diminuzione dei poteri dell’esercito.
Alcuni articoli oggetto del referendum erano stati inseriti nella costituzione proprio dall’esercito golpista degli anni ’80, per cui è ovvio che la loro eliminazione a seguito di referendum democratico sia stata giudicata in modo positivo dall’occidente.
Tutto bene, allora? Qualche interrogativo è d’obbligo. La Turchia moderna, quella nata dopo il disfacimento dell’impero ottomano e la caduta dei sultani, è stata creata guardando alle democrazie laiche occidentali da Mustafà Kemal Ataturk, il fondatore, ponendo l’esercito a tutela della laicità dello Stato. In questo modo lo stato turco è laico a livello costituzionale nonostante la stragrande maggioranza della popolazione sia di religione mussulmana e nonostante l’attuale partito al governo sia di ispirazione islamica. Il rischio quindi è che dietro questi cambiamenti alla costituzione si nasconda la volontà di indebolire la laicità dello Stato, favorendo l’adozione di leggi “islamiche” (altro che occidente!) e la nomina di giudici orientati in senso confessionale. Forse è il caso di ricordare come pochi anni fa l’attuale partito al governo sia stato giudicato dagli organi competenti incostituzionale perché non laico, e condannato alla fine a pagare una sostanziosa multa.
Solo il futuro potrà dirci se veramente la Turchia con questo referendum si è avvicinata all’Europa o se ne è allontanata.
Perché mi interesso alla Turchia? Perché è vicina geograficamente, perché è un Paese in forte crescita economica e perché è una porta verso oriente, un ponte ideale tra due mondi culturalmente molto diversi che devono imparare a conoscersi e parlarsi. La città più popolosa, Istanbul, è grande tre volte e mezzo Roma, una metà sta in territorio europeo, l’altra metà in Asia. Frustrare le ambizioni europee turche è secondo me sbagliato: finiremmo con lo spingere politicamente la Turchia verso quelle Repubbliche islamiche nemiche dell’incidente. Certo è che la Turchia l’ingresso in Europa deve guadagnarselo: vedremo se veramente con il referendum di ieri è stato fatto un passo avanti, oppure no.

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