E SE SCIOPERASSERO I TIFOSI?

Posted on 11 settembre 2010. Filed under: sport | Tag:, , , |

Pensiamoci un attimo: tanto per cominciare, le pay tv non spenderebbero più una lira per acquistare i diritti per mandare in onda le partite. Non avrebbero alcun ritorno economico con gli ascolti a zero: niente abbonamenti, zero investimenti pubblicitari, nessun guadagno. Gli stadi, vuoti, sarebbero uno spettacolo desolante. I presidenti, questi paperoni che investono nel calcio un sacco di soldi, comincerebbero a pensare che il giocattolo è troppo costoso, un lusso che non possono più permettersi. E molti giocatori, che si comportano come prime donne in preda ad isteria uterina (per dirla alla Freud), non avrebbero altra scelta se non andare a zappare la terra, considerato il loro livello intellettuale (sia detto con il massimo rispetto per chi la terra la lavora sul serio).

Queste sono le prime ed ahimé uniche considerazioni che vengono spontanee a sentire l’annuncio di uno sciopero dei calciatori il 25 e 26 settembre: un vero e proprio schiaffo in faccia ai disoccupati, a quelli che faticano ad arrivare a fine mese,  a quelli che si fanno il culo tutta la settimana e magari fanno anche gli straordinari per un pugno di euro. Dopo i calciatori possiamo aspettarci gli scioperi di altre categorie privilegiate (i parlamentari, il premier, i vincitori di lotterie, i general manager, i banchieri da non confondersi con i bancari, le fotomodelle, gli stilisti di moda,  persino i benestanti senza particolare occupazione e gli industriali), tutto questo in un paese dove c’è mediamente uno sciopero a settimana programmato in modo strategico: quando la gente è in vacanza scioperano i treni, i traghetti, gli aerei… Quando c’è qualcosa di interessante in tv scioperano i cameraman, i giornalisti…

Bene, sarebbe ora che scioperassero i consumatori, gli automobilisti, i tifosi, gli spettatori, insomma tutti coloro che normalmente sono i soggetti passivi degli scioperi e ne subiscono le conseguenze negative. Nel limite del possibile: senza mangiare non ci si può stare, ma se non compro il vestito, il cd, il DVD, non vado al cinema, a teatro, non viaggio e così via, qualcuno ne risentirà. Per carità, il diritto di sciopero è sacrosanto e molte categorie di lavoratori hanno giuste rivendicazioni da portare avanti, ma ho la convinzione che di questo diritto se ne stia abusando, soprattutto quando sono certe categorie come minimo benestanti a proclamarlo.

Torniamo ai calciatori. Hanno un bel dire che il loro sciopero è a tutela dei colleghi più deboli, ma se un orbo è invidiabile in terra di ciechi, un “povero” calciatore da 400.000 euro l’hanno come vogliamo considerarlo di fronte all’operaio da 1.100 euro al mese ed al travet da 1.500 sì e no?

I calciatori faranno bene a tornare coi piedi per terra, proprio loro che solcano campi erbosi. Ritengono di essere i protagonisti di un mondo ricco, luccicante e dorato, ma si sbagliano: sono i tifosi, gli appassionati ad essere i veri padroni della baracca. E se questi ultimi dovessero scioperare, e lo sciopero dovesse protrarsi per alcune settimane, i ricchi signori della domenica pedatoria dovrebbero chiedere ospitalità ai campetti parrocchiali, tornando là da dove provengono in larga misura, e dare fondo ai propri (pingui) risparmi per tirare a campare.

Non sto facendo del facile moralismo: non mi sono scandalizzato quando a Marlon Brando vennero dati un sacco di soldi per pochi minuti nel film Superman, non mi scandalizzo se un fuoriclasse guadagna un milione di euro al mese. Alla base di questi guadagni stratosferici ci sono logiche di mercato e c’è soprattutto un mare di gente che smuove soldi pur di vedere i propri beniamini, provare un’emozione, divertirsi.

Ma quando sono loro a scioperare, i ricchi, i superpagati, i coccolati, i privilegiati… quando questa gente qua si comporta come un usciere di banca, come un minatore o come un metalmeccanico, seguendo le stesse logiche… be’, qualcosa mi si rivolta dentro.

UPGRADE del 12/09/2010

Il “sindacalista” Massimo Oddo dichiara alla Gazzetta dello Sport che sono stati violati i diritti umani e che i calciatori sono lavoratori normali. Il senso del ridicolo non deve essere molto spiccato in Massimo Oddo. Se i calciatori sono lavoratori normali, dovrebbero essere retribuiti con stipendi normali.

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