SE SEI ADULTERA, TI TIRANO LE PIETRE…

Posted on 10 settembre 2010. Filed under: politica, società | Tag:, , , , , , |

Voglio parlare di Sakineh, la donna iraniana condannata a morte per omicidio del marito e per adulterio. Come è noto è in atto una mobilitazione internazionale cui il governo iraniano ha risposto in modo visibilmente alterato come chi è incazzato davvero, dando della puttana a Carla Bruni, firmataria di una petizione, e dicendo a chiare lettere a Berlusconi di farsi i cazzi suoi, perché è un immorale frequentatore di prostitute. Perché l’occidente si agita tanto? E perché la pressione internazionale viene vissuta con così tanta insofferenza dalla repubblica islamica, che la vive come una indebita ingerenza interna? La risposta secondo me non è così ovvia come potrebbe sembrare a prima vista.

Di manifestazioni contro le esecuzioni capitali ce ne sono sempre state e sempre  ce ne saranno. Di solito queste manifestazioni sono contro la pena di morte in sé e quasi mai mettono in discussione gli esiti processuali. Spesso le abbiamo viste a favore anche di persone che si sono macchiate di crimini orrendi, perché chi è contro la pena di morte lo è a prescindere dalla gravità del reato che si vuole punire. Molti paesi occidentali hanno abolito del tutto la pena di morte che è comunque sempre in discussione tra detrattori e fautori. Il dibattito è vivo anche all’interno di quegli stati democratici in cui la pena capitale è ancora in vigore.

La Cina è uno dei paesi che effettua il maggior numero di esecuzioni capitali ogni anno. Narrano le cronache che ai familiari dei condannati viene recapitata una fattura per il rimborso delle pallottole. Ciò nonostante non c’è paragone con la reazione occidentale nei confronti dell’Iran. Perché?

Secondo me per vari motivi: innanzitutto il metodo barbaro dell’esecuzione, la lapidazione. Dovrebbe avvenire così: la vittima viene seppellita in una buca da cui spunta solo la testa ed un manipolo di "fortunati" fanno giustizia prendendola a sassate. Orribile per noi occidentali: persino la ghigliottina venne studiata per ragioni umanitarie. Quando la decapitazione era fatta a mano, spesso il boia doveva assestare più colpi per recidere la testa dal resto del corpo, con incredibili sofferenze per il condannato. Il medico francese Guillotin (da cui il nome dell’attrezzo) pensò di creare una macchina in grado di svolgere il lavoro con precisione, e con un colpo solo. Questo è nel nostro DNA: evitare la sofferenza inutile ed adottare un istinto umanitario persino nell’applicare la pena di morte, per quanto possibile. Lo stesso scopo in alcuni stati americani lo si raggiunge con una iniezione letale che provoca una morte indolore ed incosciente, una sonnolenta transizione verso il nulla; se non vado errato anche la sedia elettrica è stata progettata avendo in mente lo stesso obiettivo, solo che in questo caso, a quanto sembra, il risultato non è stato del tutto raggiunto.

Inoltre c’è scarsa fiducia nel sistema giudiziario iraniano. Sakineh è accusata di concorso nell’omicidio del marito e di adulterio, ma sui nostri giornali si mette maggiormente in evidenza l’adulterio rispetto all’omicidio. Si nutre infatti il sospetto che non ci siano sufficienti prove per tale ultima accusa e che la condanna sia infarcita di bieco moralismo per una condotta ritenuta immorale in un paese dove comandano sepolcri imbiancati fuori dal tempo. Il figlio di Sakineh sostiene che la madre sia stata torturata per estorcerle una confessione e la stessa cosa dice il suo avvocato, che è fuggito in Norvegia. Forse ha preso troppo sul serio il compito di difendere la donna? Forse avrebbe dovuto fare solo una comparsata giusto per simulare una correttezza formale del processo? Che un avvocato debba scappare per aver svolto il proprio compito è sintomatico di una situazione non proprio ottimale quanto a legalità e certezza del diritto.

Insomma, dietro la lapidazione si percepisce la volontà di punire una donna considerata immorale, peccatrice, cattivo esempio di madre e di moglie, esattamente come tutte quelle donnacce occidentali ed adultere che si permettono di criticare la sentenza iraniana. Questa volontà di punire in modo esemplare comportamenti che nel mondo moderno sono ritenuti se non proprio normali, comunque non punibili, rende particolarmente odiosa la condanna inflitta a Sakineh di morire sotto sassaiola, per non parlare delle 99 frustate che le sarebbero state recentemente inflitte per essere apparsa in una rivista occidentale. Il bello è che la donna ritratta nella rivista non era lei, ma la poveretta le frustate le ha prese lo stesso.

La repubblica islamica iraniana ha bisogno, per tenere a bada una popolazione sempre più irrequieta, di una giustificazione per i propri misfatti, e la religione offre un ottimo paravento ed una formidabile scusa per limitare anche la più banale delle libertà. Basta andare su YouTube per vedere ridicoli documentari su come le donne vengano fermate per strada perché l’abbigliamento non è conforme ai dettami “islamici”, oppure su come i sessi viaggino rigorosamente separati sugli autobus. Più la gente vive distante, più sono i divieti che rendono una corsa ad ostacoli la vita di tutti i giorni, più è facile comandare. Ecco perché le “interferenze” occidentali rompono così tanto le palle al governo iraniano: vengono messe in discussione le fondamenta stesse della dittatura.

In fin dei conti la parificazione della donna all’uomo non è così pacifica neanche nel libero occidente. Per carità, ci sono le leggi a tutela della parità, i ministri delle pari opportunità, in alcuni paesi persino regole per cui nelle liste elettorali deve esserci una percentuale minima di donne. Ma nella testa della gente, soprattutto in tema di (pre)giudizio morale, una differenza c’è sempre. L’uomo con molte donne è un mito da ammirare, la donna che va con molti uomini è una zoccola, in modo non dissimile dai preconcetti iraniani. In Inghilterra un uomo ha ucciso la donna con cui conviveva perché, durante l’orgasmo, l’ha sentita gridare il nome di un altro uomo. In Italia la deputata Angela Napoli, di Futuro e Libertà (area finiana quindi), fisicamente bruttina, ha dichiarato che alcune sue colleghe si sono prostituite pur di essere inserite nelle liste elettorali. Probabilmente intendeva riferirsi a quelle di bell’aspetto: già, perché una donna più è bella più è facile che sia mignotta.

Scopriamo così che un po’ di Iran c’è anche in Europa, per fortuna non a livello di leggi e processi, almeno oggidì. In Italia l’adulterio non è più reato dal 1968, mica un secolo fa. L’art. 559 recitava così: La moglie adultera e’ punita con la reclusione fino a un anno. Con la stessa pena e’ punito il correo dell’adultera. La pena e’ della reclusione fino a due anni nel caso di relazione adulterina. Il delitto e’ punibile a querela del marito. E la condotta morale “disdicevole” da parte di una donna  doveva essere considerata una offesa proprio grave se il nostro codice penale così prevedeva all’art. 587: Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.  Pene sensibilmente più lievi rispetto all’omicidio puro e semplice: era il cosiddetto delitto d’onore. Medioevo? Macché: le disposizioni sul delitto d’onore sono state abrogate nel 1981. Che la donna venisse considerata alla stregua di una proprietà maschile, di un oggetto da usare – rompere – riparare, tale da non avere diritti propri ma solo doveri di non “infangare” la famiglia, era dimostrato anche dall’istituto del matrimonio riparatore: lo stupratore di una minorenne poteva estinguere il reato sposandola. Così l’onore dei parenti era salvo, le formalità espletate, e del volere della donna non gliene fregava niente a nessuno.

E non diamo tutte le colpe al Corano. Nella Bibbia, che certo non è quella fonte di saggezza che alcuni ci vogliono far credere, così è scritto: Se una fanciulla vergine è fidanzata, e un uomo trovandola nella città, si sarà giaciuto con lei (avrà privato il fidanzato della verginità della "futura" moglie), siano ambedue condotti fuori della porta della città e siano lapidati, finché muoiano: la fanciulla, perché, pur trovandosi in città, non ha gridato, e l’ uomo perché ha violato la donna del suo prossimo. Togli così il male di mezzo a te.

Pertanto forse l’Iran avrebbe buon gioco a reputarci cattivi maestri e ad ironizzare sul pulpito da cui provengono critiche ed appelli di civiltà. Per fortuna quel regime si lascia trasportare dall’ira senza essere capace di articolare risposte adeguate.

Rimane in primo piano il dramma di un essere umano (guarda caso una donna) che dovrebbe aver diritto ad un processo regolare e, qualora riconosciuta colpevole di concorso in omicidio, ad una pena comminata in modo più civile.

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