LA RETE E’ CUCCIOLA

Posted on 5 settembre 2010. Filed under: internet, società | Tag:, , , , , , , |

Sì, la rete (internet) è cucciola. Non nel senso di essere piccola e giovane: è in realtà grande e navigata. Ma è cucciola perché sensibile. Parliamo del video che ha messo in agitazione molti internauti:

(NON METTO IL LINK PERCHE’ E’ VERAMENTE DISGUSTOSO. SE PROPRIO VOLETE VEDERLO, CERCATELO. PER ESEMPIO, SUL SITO DEL CORRIERE DELLA SERA,  AL MOMENTO IN CUI SCRIVO C’E’ ANCORA).

Una ragazzina bionda, con un giubetto rosso ed un cappuccio di uguale colore sulla testa, è in riva ad un fiume. Il paesaggio intorno è bucolico: alberi e prati. Attenzione: non si tratta di cappuccetto rosso, non dobbiamo temere che incontri il lupo. Anzi, è lei ad essere lupo. La ripresa, effettuata probabilmente con un cellulare, mostra un secchio in cui sono ammucchiati cuccioli di cane. Guaiscono, sono fermi, probabilmente sono nati da poco. Sono graziosi batuffoli neri, mollicci come i cuccioli, caldi e morbidi. La ragazzina prende il primo, il corpicino le si acciambella, quasi, attorno alla mano. Ma ecco il gesto: la ragazzina, visibilmente divertita, gioiosamente lo lancia in acqua, nel fiume. Poi prende gli altri, uno alla volta, e li lancia, accompagnando il gesto con gridolini di giubilo.

La rete è cucciola, ma può anche essere assassina, proprio come la vita reale. Cosa può spingere un essere umano a filmarsi mentre compie un gesto così orrendo, e per quale motivo può decidere di voler mettere il video in rete, così da condividerlo con il resto del mondo? Eccesso di protagonismo? Una errata valutazione morale del proprio comportamento? Il pubblico della rete si indigna. Qualcuno timidamente osserva che nel mondo accade ben di peggio e nessuno protesta così tanto come nel caso di questi cuccioli, ma internet non è il regno della giustizia assoluta: è una piazza mediatica e si commenta e si vive quello che accade, quello che si vede. Vengono create pagine su Facebook per cercare di rintracciare la cattiva bambina; ci si dà da fare sui forum degli animalisti; la notizia ed il video compiono il giro del mondo più e più volte. Se la ragazzina aveva sperato di rimanere anonima, se aveva sperato di scombussolare gli animi degli internauti senza conseguenze, se ha sottovalutato le potenzialità della rete, ora rimarrà delusa e, mi auguro, spaventata.  L’hanno scovata, sanno chi è. Il passaparola infernale internettiano, che tanto angoscia gli animi meno nobili, che tanto spaventa chi teme la critica attiva e priva di censure, ha consentito di risalire alla identità della aguzzina: è bosniaca, il filmato l’ha fatto il fratello con un cellulare, non è stato riferito il nome dalla polizia perché è minorenne. Sembra che la famiglia rischi una multa di 5.000 euro, in base alle leggi locali. Sono tentato di dire che è troppo poco, ma andrebbe parametrata al tenore di vita bosniaco, che ignoro. In Italia il codice penale prevede il reato di maltrattamento agli animali all’art. 544 ter, multa da 3.000 a 15.000 euro o reclusione da tre mesi ad un anno, ma anche il reato di uccisione per crudeltà o senza necessità (art. 544 bis) e la pena prevista è la reclusione da tre a diciotto mesi.

Ora qualcuno penserà di poter cogliere la palla al balzo per sostenere che internet è il male, e che simili video non andrebbero mostrati e che si dovrebbe porre un controllo a ciò che viene immesso, per esempio, su YouTube. Non diciamo cazzate. Se la rete non fosse esistita, i cuccioli sarebbero lo stesso finiti nel fiume, solo che non lo avremmo mai saputo e la caccia alla ragazzina dagli istinti criminali non sarebbe mai iniziata. Lo stesso dicasi agli schiaffoni che alcuni studenti imbecilli hanno dato ad un loro compagno down: se non si fossero filmati e non avessero messo il video in rete, gli schiaffoni ci sarebbero stati lo stesso, anche in numero maggiore, e gli imbecilli responsabili l’avrebbero fatta franca. Dobbiamo colpevolizzare internet, in questi casi? No, dobbiamo ringraziarla, è proprio per questo che mi piace.

Quando ero bambino, qualcuno mi aveva raccontato che nelle nostre campagne, quando nascevano cucciolate di gattini, si usava eliminare i cuccioli ritenuti in eccesso chiudendoli in un sacco che poi veniva tenuto sott’acqua con un bastone. Il mondo non è perfetto, la vita (la morte) è crudele, esistono gli omicidi, gli stupri, la pedofilia, ma quello che indigna nel filmato della ragazzina bosniaca è proprio il divertimento che traspare dal gesto criminale, la leggerezza con cui viene compiuto, la complicità che viene implicitamente richiesta allo spettatore come quando si condivide un momento di gioia, di divertimento o felicità. E’ questo a disturbare, oltre ogni mmaginazione, al di là della stupida violenza.

Se vogliamo crescere, abbiamo bisogno di simili lezioni, dobbiamo conoscere il peggio per essere migliori. Colpa di internet? Al contrario, io dico grazie.

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