ECCO DA COSA E’ FUGGITO MOURINHO

Posted on 31 maggio 2010. Filed under: sport | Tag:, , , , , , |

Oggi voglio commentare, in ritardo, la dipartita di Mourinho verso il Real Madrid e scrivere un commento sulla vicenda. In ritardo, perché confesso che avrei voluto scriverlo molto prima, addirittura prima che vincesse la Champions e che la notizia dell’abbandono dell’Inter fosse ufficiale: perché ero sicuro, al 100%, che se ne sarebbe andato. Di per sé la migrazione spagnola del bravo tecnico non mi rende triste, non sono interista e di Mourinho non me ne frega niente, calcisticamente parlando. Ma il personaggio merita due parole.

Sicuramente, il nostro amico (si fa per dire) è un leader, e per dirla tutta è una sorta di leader carismatico, visionario, il tipo di leader che ogni azienda vorrebbe trovare. Le conferenze stampa di Mourinho sono in realtà prediche evangeliche, di stampo messianico-religioso. E’ come se ad ogni frase anteponesse: “In verità vi dico…”

Non ha paura di essere antipatico, non cerca di essere simpatico. E’ come una divinità: bisogna credere in lui, ciecamente, senza riserve, mettendo da parte l’istinto e la ragione, altrimenti non si va in campo e neanche in panchina: ci si accomoda in tribuna. Se c’è una polemica da fare, è lui a farla. Se c’è da gesticolare, è lui che gesticola. I giocatori, la società, sono entità amorfe che restano tranquille sullo sfondo: seguitemi, sembra dire, penserò a tutto io. Indubbiamente, sotto questo profilo, Mourinho è un talento naturale, perché non credo che abbia fatto particolari studi di psicologia oppure di leadership. Magari sbaglio, ma la penso così. Ad impressionarmi, tra i tanti episodi, quando in barba al regolamento si è fiondato verso un monitor per verificare se una azione della sua squadra fosse veramente in fuorigioco. Un gesto esibito, voluto, lui che si getta a guardare dentro un monitor ben sapendo che in un gioco infinito di rimandi elettronici è lui a finire dentro infiniti altri monitor, ed ecco il messaggio ai suoi giocatori in campo: tranquilli, io sono qua. Penso a tutto io. Sono io che controllo tutto. Voi non dovete preoccuparvi di nulla. Pensate solo a giocare ed a farlo bene: non vi chiedo niente altro. Poche volte ho visto squadre giocare così ordinate e composte come l’Inter di Mourinho, anche quando la posta in palio era altissima, anche quando la Roma ha effettuato un temporaneo sorpasso in classifica.

Un personaggio così può temere solo una cosa: se stesso. Ed è da se stesso che Mourinho è fuggito. Quante possiblità ci sono, per l’Inter, di centrare ancora una volta la grandiosa tripletta  coppa-scudetto-champions? Poche. Perché quindi gareggiare contro se stessi, contro la propria immagine superomistica e vincente? Meglio andare da quei frustrati del Real Madrid che non vincono niente da un sacco di tempo nonostante gli investimenti faraonici e “rischiare” di fare per l’ennesima volta bella figura. Ecco, il salvatore è arrivato, colui che farà di un’accozzaglia di costosi campioni una vera squadra. Lo vedete? E’ lui che ha fatto fare ad Eto’ il terzino, sì lui, quell’omino piccolo.

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