IO SPERO NEL FALLIMENTO DELLE NEWS A PAGAMENTO

Posted on 28 marzo 2010. Filed under: internet | Tag:, , , , , |

Cominceranno i giornali di Murdoch, l’australiano padrone anche di SKY, poi un po’ alla volta ci proveranno tutti. A fare cosa? A far pagare le proprie notizie on line: se non paghi non leggi, non senti, non vedi. Uno come Murdoch si sarà detto: se vuoi leggere il giornale di carta, lo compri in edicola e paghi; se vuoi vedere i canali SKY, ti abboni e paghi; perché invece vuoi leggere gratis le notizie su internet? Produrre le notizie costa, questo è sicuro. Però…

A mio modo di vedere, internet è strutturato in modo da essere una enorme fonte di notizie, fornite fianco a fianco sia da coloro che operano “istituzionalmente” nel mondo dell’informazione, sia da milioni di operatori improvvisati. Se io vado ad un concerto della mia rock band preferita, riprendo lo show col telefonino e lo pubblico su YouTube, non faccio informazione? Certo che sì, e molti utenti troveranno migliore la mia informazione rispetto, giusto per fare un esempio, a quella che si potrebbe trovare su “Repubblica” che riporta solo la notizia del concerto, senza fornire immagini. Altro esempio: se io vado allo stadio e dopo la partita pubblico su un forum specializzato i miei commenti, faccio “informazione” al pari dell’articolo presente su “la Gazzetta Dello Sport” (professionalità a parte), su questo non c’è dubbio. Il problema di internet, dal punto di vista dell’utente, non è la ricerca e la presenza delle informazioni, ma la loro affidabilità, proprio perché tra l’articolo di un blogger qualsiasi (come il sottoscritto) e l’articolo di fondo di qualche celebre opinionista, non c’è apparente differenza. Così il pubblico internettiano, abituato ad avere una enorme quantità di fonti, è allenato a reperire tante informazioni ma è anche abituato a valutarne l’affidabilità: questo è il bello e la forza di internet, la caratteristica che maggiormente ne ha decretato il successo.

I siti professionali, sino ad ora, hanno puntato sostanzialmente sui contenuti fruibili in modo gratuito, ed hanno cercato di finanziarsi con la pubblicità. Tra breve (diciamo nel corso del prossimo anno, al massimo due) tenteranno di passare tutti, e sottolineo tutti, ad un modello di fruizione a pagamento, secondo due alternative che si contendono i favori degli operatori: lasciare una parte del sito gratuito, salvo richiedere un pagamento se si vogliono approfondire le notizie, oppure impedire del tutto l’accesso se non si è abbonati. Io spero che questo tentativo fallisca (sono quasi certo che fallirà), e spiego perché. Di certo non c’è solo la speranza di poter leggere gratuitamente le news a confortarmi.

Un quotidiano a pagamento su internet non ha senso, secondo me. Abbonarsi al “Corriere” piuttosto che a “Repubblica” è la replica di quello che accade ogni volta che ci presentiamo di fronte ad una edicola per comprare il giornale: ridurre internet, e le sue potenzialità, alla copia pedissequa e non innovativa di ciò che avviene nella vita reale, significa non averne capito l’essenza e castrare la rete togliendole ogni attrattiva. Non funzionerà mai, ed i signori dell’informazione che ora sperano di fare soldi alla vecchia maniera, dovranno fare i conti con il “mercato” di internet. Per prima cosa, i giornali che renderanno inaccessibili i propri siti (tranne che agli abbonati) si renderanno conto presto di essersi suicidati: su internet perdere visibilità significa non esistere. Come vorranno gestire la cosa? I link alle notizie a pagamento, compariranno sui motori di ricerca? L’utente abituale, dopo un po’ di tempo, si dimenticherà persino dell’esistenza del sito prestigioso quando questo sarà visibile solo agli abbonati; per contro sono sicuro che nasceranno altri siti gratuiti di notizie, proprio per sfruttare gli spazi vuoti lasciati dai primi. Col calare degli utenti, caleranno anche le entrate pubblicitarie. Gli abbonati saranno di numero sufficiente a compensare le minori entrate pubblicitarie? Io sono certo di no.

Le news a pagamento sono un modello vecchio di business che va contro le regole non scritte della rete. Se così non fosse, torneremmo ad una informazione prerogativa solo di chi sarà in grado di collezionare grandi numeri e soprattutto ad una povertà di fonti per cui il lettore che non vorrà svenarsi dovrà sposare a scatola chiusa la linea editoriale di un solo quotidiano. Assurdo! Non a caso Murdoch, che ha fatto fortuna con l’editoria cartacea tradizionale e poi con uno strumento “passivo” come la televisione, non appare in grado di percepire gli aspetti inovativi di internet, ed è per questo che è il protagonista che con più convinzione sta tentando di traghettare in rete gli stessi schemi con cui ha avuto successo fino ad ora. A fargli capire come funzionano le cose sarà, con tutta probabilità, il portafoglio, quando si accorgerà che l’ “innovazione” (tale è ai suoi occhi) non solo non avrà portato maggiori guadagni, ma anzi avrà tolto prestigio, consenso e visibilità alle testate di cui è proprietario (e sono tante).

Per cui, io auspico che questo esperimento collettivo di “restaurazione” fallisca e, dopo un po’ di tempo, tutti ci ripensino e ritornino sui propri passi. Personalmente sono certo che accadrà, l’unico dubbio è dopo quanto tempo dall’inizio. Nel frattempo, il compito di noi utenti sarà quello di guardarci bene dal sottoscrivere anche un solo abbonamento.

Qualora, invece, contrariamente alle mie previsioni e speranze, le news a pagamento dovessero avere successo e prosperare, vorrebbe dire che internet starà inesorabilmente trasformandosi nella tv del futuro, e questa prospettiva a me non piace proprio per niente. Ed a voi?

Ecco il link ad un interessante articolo di Repubblica sull’argomento. Leggetelo finché è gratis…

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