NON DIMENTICHIAMO LA LEGGE SULLE OPERE DEGRADATE!

Posted on 28 febbraio 2010. Filed under: internet, politica | Tag:, , , , , |

Vi sarebbe mai piaciuta la Gioconda, se l'aveste vista sempre così?

Lo stupidario, come lo chiamo io, delle leggi e leggine che riguardano internet è veramente ampio e dimostra chiaramente come le pressioni lobbistiche di certa industria, soprattutto quella dei contenuti legati all’intrattenimento (musica e video), spingano i politici ed il parlamento a varare leggi assurde che finiscono nell’oblio, pur essendo in vigore. E’ questo il ridicolo caso delle opere degradate in internet che mi appresto a portare alla memoria. E chi pensasse che questa legge sia stata varata da un governo istituzionalmente compiacente alla grande industria come potrebbe esserlo quello di centrodestra, dovrà ricredersi subito: questa legge è targata Pietro Folena, all’epoca membro del Partito di Rifondazione Comunista. Il fatto è che l’ignoranza dei politici su internet, il web ed il suo funzionamento, come detto più volte, origina risultati raccapriccianti che vengono spacciati per “isole di libertà”. Se il popolo della rete vuole difendersi dai continui attacchi ad internet che in Europa si stanno susseguendo senza posa, non ha alcuna speranza di farlo con le rappresentanze politiche attuali, di quaisiasi schieramento: sono totalmente inadeguate perché culturalmente indietro, più vicine mentalmente alle dittature militari e/o islamiche che non agli USA, per esempio, dove nessuno oserebbe parlare di bavagli per il web e dove le pur potentissime lobby dell’industria musicale e del cinevideo perseguono i propri interessi attraverso la magistratura (come dovrebbe essere sempre nella vita civile).

La legge in questione (diventata tale nel febbraio 2008) modifica precedenti leggi consentendo la pubblicazione in internet di opere protette da diritto d’autore, purché vengano rispettate le seguenti condizioni: il sito abbia finalità didattiche o culturali, non ci sia scopo di lucro, e le immagini siano degradate, oppure a bassa risoluzione. E qui sono cominciati i problemi interpretativi che non credo siano mai stati risolti: cosa si intende per finalità didattiche e/o culturali? E la mancanza dello scopo di lucro, come si individua? Se il sito è gratuito ma ci sono i banner pubblicitari di google, tanto per dirne una, rientrerà o no nella casistica? Ed infine, genialata dopo genialata: cosa si intende per “opera degradata secondo gli standard di internet“? Un file mp3 è degradato o no rispetto all’originale? (Tecnicamente lo è, ma è degradato sufficientemente?).

Ma dico io: si può far sentire un pezzetto di Beethoven “degradato”? Si può far vedere un quadro “degradato”? Le connessioni internet diventano sempre più veloci, l’industria vuole veicolare film e trasmissioni tv (a pagamento), mentre per contro l’utente finale che vuole anche essere un pelino protagonista deve stare attento ad immettere nel suo sito opere “degradate”? Ed una poesia, come la degradiamo? M’illumino d’immenso di Ungaretti la trasformiamo in M’illumino d’incenso? E’ ovvio che una legge simile non può provocare altro che risate, sghignazzi e sberleffi, se non fosse per gli effetti perversi del quadro normativo italiano che ha fatto sì che la Wikipedia nostrana, per esempio, sia molto meno ricca di immagini rispetto alla versione inglese… Ecco sintetizzati i motivi per cui la libertà su internet ha tra i suoi principali nemici le lobby della musica, del cinema e presto anche dell’editoria,non appena si diffonderanno i libri in formato elettronico. Ed ecco quindi perché la tutela dei diritti digitali dovrà passare obbligatoriamente attraverso una rivisitazione ed un ripensamento del diritto d’autore e dei diritti di sfruttamento commerciale delle opere d’ingegno che facciano convivere la libertà degli utenti / consumatori con le legittime esigenze di guadagno degli autori. A mio modo di vedere un grosso ostacolo è rappresentato da quell’autentico carro armato che è la SIAE e sono convinto che solo con la sua abolizione sipotrà ottenere il risultato che tutti auspichiamo.

A questo punto qualcuno vorrà obiettare che, almeno nel caso della Monna Lisa oppure di Beethoven, i diritti d’autore sono scaduti da un pezzo. Purtroppo le cose non sono così semplici: parecchi musei considerano le opere esposte una proprietà intellettuale e la tutelano di conseguenza (vi siete mai chiesti perché quasi tutti i musei proibiscono di fare foto, anche senza flash?), mentre per quanto riguarda le composizioni musicali, oggetto di tutela non è solo l’autore della musica, ma anche l’esecuzione, l’orchestra ed il direttore d’orchestra, e l’etichetta discografica che ha immesso sul mercato quella particolare esibizione, sì proprio quella che avreste voluto inserire in web per coronare un dotto articolo sul grande compositore tedesco…

Chi volesse approfondire le tematiche di questa legge, che definire buffa è poco anche se, probabilmente, i suoi sostenitori si sono illusi di sentirsi paladini della libertà, può seguire questi link:

IPB

Punto Informatico

http://archivio.tevac.com/article.php/20080108100641625

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