HADOPI: LA FRANCIA COME LA CINA (QUASI)

Posted on 7 gennaio 2010. Filed under: internet, politica | Tag:, , , , |

E così in Francia alla fine la famigerata legge contro la pirateria tramite internet, fortemente voluta dal presidente Sarkozy, è diventata legge così come sono diventati noti i membri del terribile HADOPI, ovvero il comitato che veglierà sul comportamento dei francesi in rete per vigilare sulla legittimità delle loro azioni. Roba da far accapponare la pelle: un controllo di stato nella vicina Francia. C’è il rischio che qualche politico di casa nostra nemico della rete (ce ne sono un bel po’, tutti portatori di interessi lobbistici) prenda i cugini ad esempio ed introduca un simile obbrobrio anche da noi. Come è noto la legge prevede che ognuno sia responsabile della propria connessione e che alla prima violazione riscontrata venga inviata una lettera di diffida, alla seconda non ricordo che succede, alla terza scatta la disconnessione forzata da internet. Update della ultima ora: sembra che l’entrata in vigore della legge siltterà sino ad aprile 2010 perché è obbligatorio il parere di una commissione che dovrebbe tutelare la privacy dei cittadini. Staremo a vedere, ma non è questo l’aspetto più interessante.

La cosa che maggiormente mi infastidisce e che mi rattrista è che l’Hadopi, d’accordo con gli ISP fornitori di accesso (ma questo aspetto non è chiarissimo), “consiglierà” agli internauti di installare sui propri PC un software che monitorerà istante per istante la prorpia attività in rete, ogni download effettuato, ogni URL cui si accede. Un vero e proprio trojan di stato, pericolosissimo perché di fatto introdurrà un controllo alieno in ogni pc, un vero e proprio controllo di stato. Praticamente con la scusa di dover contrastare la pirateria ed il file-sharing, si vuole introdurre un software spia in ogni PC, che invierà i dati raccolti non si sa bene dove, a chi. Ho usato il verbo “consigliare”  perché l’utilizzo di questo software non sarà obbligatorio ma solo facoltativo, però attenzione: il navigatore accusato di attività illegali, se non avrà installato questo trojan, non potrà discolparsi… gli verrà detto: perché non hai installato il software xyz, consigliato dal tuo fornitore di accesso, che avrebbe potuto discolparti? In questo caso sembra configurarsi una vera e propria inversione dell’onere della prova per cui non è l’autorità a dover dimostrare la tua colpevolezza, ma sei tu a dover dimostrare di non essere colpevole, e come? Grazie allo spione di stato che ha registrato ogni tua mossa e quindi potrà testimoniare che non sei stato tu a scaricare illegalmente, per esempio, l’ultimo capolavoro di Lucio Dalla (ROFTL!).

Mi chiedo se veramente la tutela di una industria priva di scrupoli e che non ha saputo cogliere le opportunità di business offerte dalla rete (mi riferisco a quella discografica in primis ma anche a quella cinematografica) meriti una limitazione così pesante della libertà degli internauti francesi.

Anche in Cina, con la scusa questa volta di preservare i minori dai siti pornografici, il governo vuole introdurre un trojan di stato in ogni PC e lo vorrebbe inserito obbligatoriamente sin dal momento della vendita, inserito quindi dai fabbricanti. Il sospetto che si vogliano controllare i netizen cinesi è più che legittimo…

La Francia come la Cina, dunque? Ovviamente no, tra i due paesi per fortuna c’è una bella differenza; ma ditemi voi se le somiglianze, in questo caso, siano o non siano tante, e poiché è ovvio che sono tante, ditemi voi se non c’è materia su cui riflettere.

I Paesi che hanno la tentazione di mettere Internet sotto controllo, con le scuse più varie, sono tanti. E’ di questi giorni il grido di dolore lanciato dal governi iraniano secondo cui è tramite internet che si organizzano i nemici del regime. L’insospettabile Australia filtra i contenuti con la scusa della pornografia.

In questo articolo su Wikipedia, in inglese, c’è la situazione nazione per nazione. Ne consiglio la lettura, buon divertimento.

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