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	<title>CRONACHE AUTOMATICHE</title>
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	<description>Il sonno della ragione genera mostri</description>
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		<title>INTERNET E PIRATERIA: NON CAPIRE UNA FAVA</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 20:40:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Negli USA la famigerata SOPA, il disegno di legge censorio che ha scatenato le proteste di Google e Wikipedia, solo per citare due colossi, sembra moribonda. Per fortuna, aggiungo io. Ma non si fa in tempo a rallegrarsi, che compare un nuovo pericolo all&#8217;orizzonte, questa volta veicolato dall&#8217;On. Gianni Fava della Lega Nord. Il nostro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudio56.wordpress.com&amp;blog=10707084&amp;post=802&amp;subd=claudio56&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli USA la famigerata SOPA, il disegno di legge censorio che ha scatenato le proteste di Google e Wikipedia, solo per citare due colossi, sembra moribonda. Per fortuna, aggiungo io. Ma non si fa in tempo a rallegrarsi, che compare un nuovo pericolo all&#8217;orizzonte, questa volta veicolato dall&#8217;On. Gianni Fava della Lega Nord. Il nostro simpaticone rispolvera due concetti vecchi quanto il cucco e che più sbagliati di così non possono erssere: la responsabilità degli <em>hosting provider, </em>ovvero dei gestori di piattaforme per la condivisione dei contenuti, tipo YouTube, ed il diritto da parte di <em>chiunque</em> di chiedere ed ottenere la rimozione di qualsiasi contenuto che <em>si ritenga </em>lesivo.</p>
<p>Una miscela esplosiva, liberticida, censoria. Vediamo perché.</p>
<p>Innanzitutto, se io <em>hosting provider </em>vengo ritenuto responsabile di ciò che fanno gli utenti, faccio prima e meglio a chiudere baracca e burattini piuttosto che rischiare di essere chiamato a pagare per colpe altrui. Secondo, se io sono (tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente) un politico, e penso che sia per me nocivo un qualsiasi contenuto uploadato su qualche sito, subito mi adopererò per farlo sparire, e tale attività censoria sarà molto più facile se avrò la legge dalla mia parte. </p>
<p>Il risultato sarà una internet dove tutti avranno paura di tutti e dove molti servizi di hosting chiuderanno, oppure eserciteranno uno strettissimo controllo sui contenuti ospitati, sino a praticare una censura preventiva pur di evitare noie.</p>
<p>Giusto per non capire una fava, mi chiedo come sarà possibile proibire ad un <em>hosting provider </em>straniero  di pubblicare un contenuto in base alla legge italiana. Ah già, che sbadato, basterà filtrare gli IP&#8230; senza sapere cosa sono i proxy&#8230; eccetera eccetera&#8230;</p>
<p>Come al solito, proposte di legge da parte di chi non ne capisce una fava, letteralmente.</p></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/claudio56.wordpress.com/802/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/claudio56.wordpress.com/802/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/claudio56.wordpress.com/802/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/claudio56.wordpress.com/802/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/claudio56.wordpress.com/802/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/claudio56.wordpress.com/802/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/claudio56.wordpress.com/802/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/claudio56.wordpress.com/802/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/claudio56.wordpress.com/802/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/claudio56.wordpress.com/802/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/claudio56.wordpress.com/802/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/claudio56.wordpress.com/802/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/claudio56.wordpress.com/802/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/claudio56.wordpress.com/802/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudio56.wordpress.com&amp;blog=10707084&amp;post=802&amp;subd=claudio56&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>SOGNO UN PARTITO DEI LAVORATORI DIPENDENTI</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 14:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio56</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Il governo Monti sta tentando, faticosamente, di liberalizzare questo o quel settore. Puntualmente assistiamo allo sdegno di coloro che dovrebbero essere liberalizzati, che si tratti di tassisti, notai, farmacisti o tabaccai poco importa. Nessuno vuole rinunciare ai privilegi acquisiti in decenni di Democrazia Cristiana e partitini alleati (o complici). Nessuno è disposto a fare a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudio56.wordpress.com&amp;blog=10707084&amp;post=796&amp;subd=claudio56&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il governo Monti sta tentando, faticosamente, di liberalizzare questo o quel settore. Puntualmente assistiamo allo sdegno di coloro che dovrebbero essere liberalizzati, che si tratti di tassisti, notai, farmacisti o tabaccai poco importa. Nessuno vuole rinunciare ai privilegi acquisiti in decenni di Democrazia Cristiana e partitini alleati (o complici). Nessuno è disposto a fare a meno delle accoglienti sacche di socialismo reale che sono state create a colpi di voto di scambio. Si verifica, anzi, lo strano fenomeno per cui le liberalizzazioni altrui vanno bene, anzi sono essenziali per il progresso del Paese, mentre quelle che riguardano la propria categoria non solo sono sbagliate, ma sono addirittura deleterie. Le lobby sono scatenate e la loro azione è estremamente efficace, perché sono ricche e piene di risorse ed in più, è bene ricordarlo, il parlamento è colmo di loro rappresentanti. Ecco quindi le lotte, gli scioperi, le serrate contro i provvedimenti temuti.<br />
Ed ecco che a pagare finiscono per essere, come sempre, i lavoratori dipendenti che passano, ogni mese, sotto la forca caudina della trattenuta alla fonte. In silenzio ed a testa bassa, perché la lobby del lavoratori dipendenti non c&#8217;è.<br />
Il lavoratore dipendente guarda sgomento allo stipendio che non cresce, al potere d&#8217;acquisto che diminuisce, alla enormi delle tasse che paga in rapporto a ciò che guadagna, ed al superiore tenore di vita di gente che, a giudicare dalla dichiarazione dei redditi, guadagnerebbe di meno. E non può fare a meno di pensare che è lui a pagare i servizi agli altri, a quelli col Suv da 90.000 euro che non pagano i ticket sanitari, i cui figli godono del presalario e di ogni agevolazione pensabile ed immaginabile, perché risultano con le pezze al culo.<br />
Tutto questo non può andare avanti.<br />
I lavoratori dipendenti, questi benefattori (loro malgrado) di persone più ricche, hanno bisogno di far sentire la propria voce: hanno bisogno di parlamentari, di lobbisti,  di veri sindacati (quelli attuali sono servi di questo o quel partito).<br />
Questi sono i motivi per cui io sto sognando la formazione di un partito, che potrebbe chiamarsi Partito del Lavoro Dipendente: PLD.<br />
Cosa? come? Dite che suona male?</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/claudio56.wordpress.com/796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/claudio56.wordpress.com/796/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/claudio56.wordpress.com/796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/claudio56.wordpress.com/796/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/claudio56.wordpress.com/796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/claudio56.wordpress.com/796/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/claudio56.wordpress.com/796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/claudio56.wordpress.com/796/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/claudio56.wordpress.com/796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/claudio56.wordpress.com/796/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/claudio56.wordpress.com/796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/claudio56.wordpress.com/796/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/claudio56.wordpress.com/796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/claudio56.wordpress.com/796/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudio56.wordpress.com&amp;blog=10707084&amp;post=796&amp;subd=claudio56&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>MAC OSX LION SE NE FREGA DEL FILE HOSTS? ECCO LA SOLUZIONE</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 22:39:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio56</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<description><![CDATA[Un bel po’ di gente, dopo l’aggiornamento a Lion effettuato on line, almeno così sembrerebbe leggendo i post nei forum e nei blog informatici, si è trovata a far fronte ad un problema misterioso: il sistema operativo prima di connettersi ad un indirizzo IP non consulta il file hosts, che nei sistemi Mac si trova [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudio56.wordpress.com&amp;blog=10707084&amp;post=791&amp;subd=claudio56&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un bel po’ di gente, dopo l’aggiornamento a Lion effettuato on line, almeno così sembrerebbe leggendo i post nei forum e nei blog informatici, si è trovata a far fronte ad un problema misterioso: il sistema operativo prima di connettersi ad un indirizzo IP non consulta il file <em>hosts</em>, che nei sistemi Mac si trova nella cartella nascosta</p>
<p> <code>/</code><code>private</code><code>/</code><code>etc</code><code>/</code></p>
<p><code><span style="font-family:Verdana;">Come è noto, il file <em>hosts</em> è (anche nei sistemi Windows) un semplice file di testo che, opportunamente compilato, può indirizzare il nostro computer verso un indirizzo IP senza necessità di transitare per un server DNS, oppure può impedire che venga risolto un determinato indirizzo assegnando alla URL l’indirizzo 127.0.0.1. A complicare le cose, c’è il fatto che sotto Lion editare il file <em>Hosts</em> è un po’ più complicato. Lo possiamo fare digitando su terminale</span></code></p>
<p><code>sudo nano /private/etc/hosts</code></p>
<p><code><span style="font-family:Verdana;">ma l’editor <em>nano</em> non è così comodo da usare ed amichevole come il buon vecchio <em>Text Editor</em>. Dopo aver a lungo cercato su internet una soluzione, ecco come ho risolto il problema del file <em>Hosts</em> non funzionante usando nel contempo il <em>Text Editor.</em></span></code></p>
<p><code><span style="font-family:Verdana;">Il motivo per cui <em>Hosts </em>ad un certo punto venga ignorato dal sistema e regolarmente bypassato, non è stato scoperto con certezza. In base alla mia esperienza, è come se il file fosse corrotto e ritenuto non valido, per qualche oscuro motivo, da Lion. La cosa più conveniente è eliminare il vecchio file e ricrearne uno nuovo, rispettando qualche piccolo accorgimento. Il nuovo file funzionerà. Ecco come procedere.</span></code></p>
<p><code><span style="font-family:Verdana;">Innanzitutto, è necessario lavorare con un account da amministratore, altrimenti certe operazioni saranno impossibili anche immettendo la password.</span></code></p>
<p><code><span style="font-family:Verdana;">Digitiamo poi su terminale il seguente comando per rendere visibili i file nascosti:</span></code></p>
<p><span style="font-family:Courier New;">defaults write com.apple.finder AppleShowAllFiles -boolean true;killall Finder</span></p>
<p>(potete fare copia-incolla). Il tutto potrebbe funzionare anche senza questo passaggio, ma io consiglio di farlo comunque, perché la buona riuscita è più sicura. Apriamo poi la cartella <em>/etc </em>per visualizzare il file <em>Hosts</em>. Il modo migliore per farlo è, tramite <em>Finder</em>, azionare il menù <em>Vai </em>e selezionare la voce <em>Cartella… </em>All’interno della finestra tipo input che compare, digitiamo il percorso <em>/private/etc/</em>. Individuato il file Hosts, clicchiamoci sopra col tasto destro (avete attivato il tasto destro del mouse, vero?) ed apriamolo con <em>Text Editor</em>. Vi accorgerete subito che il file <em>Hosts</em> non è modificabile, per cui il sistema ci chiederà se vogliamo lavorare su una copia. Diamo l’OK che viene richiesto e lavoriamo sulla copia che istantaneamente verrà creata. Cancelliamo senza pietà tutto il contenuto e riscriviamo da capo, con la santa pazienza, senza effettuare operazioni di copia-incolla, le righe standard che devono obbligatoriamente essere presenti:</p>
<p><span style="font-family:Courier New;">##<br />
# Host Database<br />
#<br />
# localhost is used to configure the loopback interface<br />
# when the system is booting. Do not change this entry.<br />
##<br />
127.0.0.1 localhost<br />
255.255.255.255 broadcasthost<br />
::1 localhost<br />
fe80::1%lo0 localhost</span></p>
<p>Ad essere sinceri le righe che iniziano con il cancelletto # si dovrebbero poter omettere, perché ignorate, però Lion è talmente schizzinoso e ci mette talmente poco a considerare corrotto un file <em>Hosts</em>, che io suggerisco di inserirle esattamente così come mamma Apple le ha fatte.</p>
<p>Dopo l’ultima riga possiamo inserire ciò che ci necessita per personalizzare il nostro <em>Hosts</em>. Giusto per fare un esempio, se vogliamo rendere irraggiungibile il sito <em>www.nonvoglioquestosito.com </em>aggiungeremo la riga</p>
<p><span style="font-family:Courier New;">127.0.0.1   www.nonvoglioquestosito.com</span></p>
<p>avendo l’accortezza, al termine di ogni riga, di inserire un “a capo” (tasto invio). Dopo l’ultima riga, premiamo invio due volte in modo che l’ultima riga sia una riga bianca. Non è sicuro, ma sembra che Lion gradisca queste attenzioni. Da evitare invece le entrate multiple sulla stessa riga: non scrivere</p>
<p><span style="font-family:Courier New;">33.120.56.78 eccoqui.com eccoqua.it</span></p>
<p>ma scrivere invece</p>
<p><span style="font-family:Courier New;">33.120.56.78 eccoqui.com<br />
33.120.56.78 eccoqua.it</span></p>
<p>A questo punto salviamo, per esempio, la nostra copia di <em>Hosts</em> sulla scrivania chiamandola proprio <em>Hosts,</em> deselezionando l’opzione per l’inserimento automatico dell’estensione <em>txt: </em>in altri termini, la nostra copia sulla scrivania dovrà chiamarsi semplicemente <em>Hosts</em> e non <em>Hosts.txt</em>.</p>
<p><code><span style="font-family:Verdana;">Andiamo poi sulla copia originale presente nella cartella <em>/etc,</em> clicchiamoci sopra con il tasto destro e cambiamogli nome (per esempio, <em>old hosts </em>in modo da poterla facilmente riconoscere qualora dovesse servirci). Fatto ciò, trasciniamo nella cartella il file <em>Hosts</em> che abbiamo salvato in precedenza sulla scrivania. Sia per rinominare, sia per spostare, vi verrà richiesta la password di amministratore.</span></code></p>
<p><code><span style="font-family:Verdana;">Fatto! A questo punto abbiamo inserito al suo posto il nostro file <em>Hosts</em> e, ciò che più conta, dovrebbe funzionare! Possiamo fare una prova con un ping ad una url indirizzata a 127.0.0.1. Per esempio, digitando a terminale il comando</span></code></p>
<p><code>ping www.nonvoglioquestosito.com</code></p>
<p><code><span style="font-family:Verdana;">dovrebbero esserci restituiti i risultati all’indirizzo IP 127.0.0.1 con i ping regolarmente andati a buon fine, come se il sito fosse esistente sul serio. Altrimenti, vuol dire che qualcosa è andato storto.</span></code></p>
<p><code><span style="font-family:Verdana;">Alla fine, rimettiamo ogni cosa al suo posto rendendo nuovamente invisibili i file, digitando a terminale il comando</span></code></p>
<p><span style="font-family:Courier New;">defaults delete com.apple.finder AppleShowAllFiles;killall Finder</span></p>
<p>E’ tutto. Nel mio caso ha funzionato, dopo innumerevoli (e purtroppo inutili) tentativi di tutti i tipi e dopo aver letto moltissimi articoli sull’argomento.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/claudio56.wordpress.com/791/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/claudio56.wordpress.com/791/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/claudio56.wordpress.com/791/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/claudio56.wordpress.com/791/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/claudio56.wordpress.com/791/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/claudio56.wordpress.com/791/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/claudio56.wordpress.com/791/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/claudio56.wordpress.com/791/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/claudio56.wordpress.com/791/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/claudio56.wordpress.com/791/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/claudio56.wordpress.com/791/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/claudio56.wordpress.com/791/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/claudio56.wordpress.com/791/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/claudio56.wordpress.com/791/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudio56.wordpress.com&amp;blog=10707084&amp;post=791&amp;subd=claudio56&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>CRISI ECONOMICA: COSE CHE NON CAPISCO</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 10:31:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non c’è peggior ignoranza che credere di sapere tutto. Lo diceva Socrate, mica uno qualunque. Quindi è con sollievo che posso confidare di non aver capito alcune cose, anzi molte cose che riguardano l’attuale crisi economica mondiale. Il bello è che le risposte non si trovano da nessuna parte, almeno così sembra. Non capisco perché [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudio56.wordpress.com&amp;blog=10707084&amp;post=788&amp;subd=claudio56&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è peggior ignoranza che credere di sapere tutto. Lo diceva Socrate, mica uno qualunque. Quindi è con sollievo che posso confidare di non aver capito alcune cose, anzi molte cose che riguardano l’attuale crisi economica mondiale. Il bello è che le risposte non si trovano da nessuna parte, almeno così sembra.</p>
<ul>
<li>Non capisco perché le Borse mondiali siano affette da una forma di nevrosi così profonda che Freud non avrebbe esitato a definire “isteria uterina”. Secondo lui, l’utero femminile sarebbe la causa più importante di isteria. Non sapevo che le borse avessero l’utero. E’ sufficiente che da qualche politico esca una frase di troppo, che qualche agenzia di rating alzi un sopracciglio per esprimere perplessità, per far sì che tutti si mettano a vendere, facendo crollare i listini. </li>
<li>Non capisco perché le agenzie di rating abbiano acquisito un potere così forte da sostituirsi a… a tutti. Nessuno guarda a come vadano le cose in realtà, invece tutti guardano alle triple A, ai segni più e meno dispensati da questi signori che passano il tempo a rifare i conti altrui. Bello, tu rompi il cazzo a tutti e fai le pulci a tutti, mentre nessuno di preoccupa di giudicare quello che fai tu. Vorrei vedere un rating delle agenzie di rating. Secondo me, le agenzie di rating sono piene di gente che specula in borsa. Ho in portafoglio troppe azioni di X, e me ne voglio sbarazzare? Basta fare un bel report positivo, e quelle azioni saliranno come per magia. Un qualcosa di simile al Verbo biblico: parole che diventano fatti.</li>
<li>Non capisco perché, in questo clima di Verbo biblico, di parole che diventano fatti, di Borse affette da isteria uterina, molti primi attori non ci pensino almeno due volte prima di esternare con toni apocalittici e catastrofici. Assistiamo ormai quotidianamente a politici, economisti, direttori e/o presidenti di banche centrali che non esitano a rilasciare alla stampa frasi tipo: “euro sull’orlo della catastrofe”, “il peggio della crisi deve ancora arrivare”, “zona euro a rischio fallimento”, eccetera. Poi ci meravigliamo che la gente si precipiti a ritirare i soldi dalle banche ed a vendere i titoli.</li>
<li>Non capisco perché dobbiamo essere tutti succubi della Germania (la Francia di Sarkozy mi sembra faccia fatica a stare sulla punta delle dita per mostrarsi alla stessa altezza della Germania di Merkel). Quando siamo passati all’Euro, la Germania che aveva una moneta “forte”, il Marco, è quella che ne ha tratto i benefici maggiori (non a caso la Confindustria tedesca era un grosso sponsor dell’Euro). La nostra povera italietta, invece, che era solita procedere a svalutazioni della lira per sostenere le esportazioni, con l’Euro comune non ha più potuto fare questo giochetto, ed i risultati si vedono.</li>
<li>Non capisco perché i sacrifici che dobbiamo fare, che siamo chiamati a fare, li dobbiamo fare “per salvare l’Euro”. Chissenefrega dell’Euro, se per salvarlo ci dobbiamo dare martellate sui coglioni.</li>
<li>Non capisco perché i politici europei abbiano voluto fare l’Europa dei commercianti, anziché l’Europa dei popoli. Hanno pensato, illusi, di poter unire con ciò che maggiormente divide, i soldi. Poi non meravigliamoci se chi ha di più vuole avere sempre di più, a discapito di chi ha meno e dovrebbe avere sempre meno per consentire ai più ricchi (parlo di stati) di arricchire ancora di più od almeno mantenere il proprio livello di benessere. L’Europa dei mercati, o dei mercaNti, è alla base dell’atteggiamento per cui se uno stato è in crisi, nessuno degli altri è disposto ad aiutarlo. </li>
<li>Non capisco perché l’Europa della moneta unica si sia dotata di una Banca Centrale che non batte moneta e quindi incapace di realizzare una minima politica economica degna di questo nome.</li>
<li>Non capisco perché in Italia ci sia voluto un governo “tecnico” per fare una manovra tipica dei governi politici precedenti: bastonate a pensionati e lavoratori dipendenti.</li>
<li>Non capisco perché lo Stato non adotti il criterio del buon padre di famiglia: se i soldi non bastano, si tagliano le spese. </li>
<li>Non capisco come ci si possa meravigliare del crollo del mercato dell’auto: ma vi rendete conto di quanto costa un litro di carburante? E il bollo? E l’assicurazione? Parliamoci chiaro: sono quasi tutte tasse. Tasse sui carburanti (le famigerate “accise”, di recente aumentate), tassa è il bollo, tassa è buona parte del costo dell’assicurazione. </li>
<li>Non capisco come ci si possa meravigliare del crollo dei consumi. Ma se la gente ha sempre meno soldi in tasca, chi la tira su l’economia?</li>
<li>Non capisco perché in questo Paese non ci sia un movimento trasversale che curi gli interessi dei lavoratori dipendenti: gli unici che non evadono, gli unici che pagano, e pagano anche i servizi degli altri.</li>
<li>Non capisco perché non si aboliscono tutti i privilegi di categoria che non sono utili alla collettività.</li>
<li>Non capisco perché il PDL, partito che si dichiara di destra liberale, non abbia fatto nulla di liberale. Non capisco perché il PD, partito di origine comunista, reclami a gran voce la necessità di riforme di stampo liberale.</li>
<li>Non capisco (ma questo in realtà lo capisco) perché i nostri partiti politici non abbiano avuto la forza e il coraggio di aumentare le tasse, così come hanno fatto gli “scienziati” bocconiani del governo Monti.</li>
</ul>
<p>Ci sono un sacco di altre cose che non capisco, ma l’elenco è già lungo e mi fermo qui. </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/claudio56.wordpress.com/788/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/claudio56.wordpress.com/788/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/claudio56.wordpress.com/788/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/claudio56.wordpress.com/788/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/claudio56.wordpress.com/788/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/claudio56.wordpress.com/788/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/claudio56.wordpress.com/788/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/claudio56.wordpress.com/788/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/claudio56.wordpress.com/788/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/claudio56.wordpress.com/788/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/claudio56.wordpress.com/788/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/claudio56.wordpress.com/788/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/claudio56.wordpress.com/788/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/claudio56.wordpress.com/788/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudio56.wordpress.com&amp;blog=10707084&amp;post=788&amp;subd=claudio56&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Samsung Galaxy Note: iOS contro Android</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 14:35:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio56</dc:creator>
				<category><![CDATA[smartphone]]></category>
		<category><![CDATA[Android]]></category>
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		<category><![CDATA[iOS]]></category>
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		<category><![CDATA[Note]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Samsung]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa è la recensione dello smartphone con lo schermo più largo tra quelli in commercio, il Samsung Galaxy Note, ma è anche una breve comparativa tra i due sistemi operativi per sistemi mobili più diffusi: iOS e Android. Come sempre, vorrei evitare le tabelle che elencano le caratteristiche tecniche, per le quali è sufficiente andare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudio56.wordpress.com&amp;blog=10707084&amp;post=781&amp;subd=claudio56&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è la recensione dello smartphone con lo schermo più largo tra quelli in commercio, il <strong><a href="http://www.samsung.com/it/consumer/mobile-devices/smartphones/top-smartphones/GT-N7000ZBAITV-features" target="_blank">Samsung Galaxy Note</a></strong>, ma è anche una breve comparativa tra i due sistemi operativi per sistemi mobili più diffusi: iOS e Android. Come sempre, vorrei evitare le tabelle che elencano le caratteristiche tecniche, per le quali è sufficiente andare presso i siti dei produttori oppure leggere centinaia di articoli sui siti tecnologici specializzati. In questo mio blog amatoriale preferisco fare due chiacchiere tra amici con la certezza, però, che ciò che dico deriva dalla reale esperienza <a href="http://claudio56.files.wordpress.com/2012/01/samgalnote.gif"><img style="display:inline;float:left;margin:0 4px 2px 0;" title="SamGalNote" src="http://claudio56.files.wordpress.com/2012/01/samgalnote_thumb.gif?w=233&#038;h=240" alt="SamGalNote" width="233" height="240" align="left" /></a>di utilizzatore: infatti io recensisco esclusivamente oggetti che possiedo ed uso veramente.</p>
<p>Sono giunto al Galaxy Note provenendo da una gratificante esperienza con un iPhone 3GS, che possiedo tuttora aggiornato alla ultima release del sistema operativo e che penso di utilizzare come secondo telefono. C’è poco da dire: l’accoppiata hardware/software dell’iPhone è quanto di meglio si possa desiderare. La grafica è coerente, l’utilizzo è facile ed intuitivo, la stabilità eccellente, la qualità delle app installabili è (tranne rari casi) elevata, a costi quasi sempre ridicoli, se si esclude l’iPhone stesso. Le app, inoltre, sono rigorosamente controllate da Apple per cui non c’è rischio di <em>malware</em> o software scritti male. Il prezzo da pagare per tutto questo è un ambiente asettico, dove tutto è perfetto ma dove non è consentito fare nulla che non sia rigorosamente previsto, e ciò che è consentito fare lo si fa in un modo solo, come stabilito. Naturalmente c’è sempre la soluzione <em>jailbreack</em>, che però costringe ad una operazione radicale: trapiantare il SO con un altro, che non presenta le stesse garanzie di sicurezza. Vale la pena? Secondo me, no.</p>
<p>Android (la versione del Note è quella denominata <em>Gingerbread</em>; non è chiaro se l’ultima, <em>Ice Cream</em>, verrà adottata da Samsung) non fornisce le stesse certezze, ma lascia molta più libertà e consente anche di memorizzare i propri documenti in svariate cartelle, liberamente navigabili e direttamente riconducibili, perlopiù, ai programmi installati. Insomma, Android è molto più “informatico” di iOS mentre quest’ultimo è più “consumer”, sia pure nel senso buono del termine. Il <em>market</em> di Android è un po’ più incasinato rispetto <em>all’App Store</em> ed il rischio di incappare in applicazioni di scarsa qualità è molto più elevato, perché non c’è praticamente alcun controllo sul software pubblicato. Anche il <em>market</em> non è detto che debba essere per forza quello di Google: per esempio sul Note c’è anche il link per quello di Samsung.</p>
<p>Per il resto, l’utilizzo dei due sistemi è analogo ed è evidente che si fanno la guerra e si copiano. Non saprei dire quale sia meglio: dipende dai gusti. iPhone è una gabbia dorata  e dotata di ogni comfort, Android un puledro selvaggio che corre in una prateria. Il resto sono chiacchiere tra fanboy.</p>
<p>Sono più di uno i motivi per cui sono passato da iOS ad Android, nessuno importante per cui non credo di essere un esempio da seguire. Come prima cosa, il semplice fatto di cambiare è, per me, elemento decisivo di scelta. Inoltre il nuovo iPhone, il 4S, non mi è sembrato un passo in avanti particolarmente significativo. Infine, sentivo il desiderio di uno schermo più grande: sotto questo profilo è indubbio che l’iPhone sia rimasto un po’ indietro. Ed allora, alla ricerca di uno schermo grande, perché non prendere in esame lo smartphone con lo schermo più largo? Una cosa è certa: dopo poche ore di utilizzo del Galaxy Note, l’iPhone vi sembrerà incredibilmente piccolo.</p>
<p>A parte le dimensioni, a metà strada tra smartphone e tablet, c’è da dire che la qualità dello schermo del Samsung è elevatissima. Questa tecnologia <em>Super Amoled</em> è davvero meravigliosa: i colori sono brillanti, vivaci, piacevoli, il contrasto ottimo. Attenzione, non sto parlando di fedeltà cromatica e compagnia bella: dopotutto, chi se ne frega più di tanto in uno smartphone? Dico solo che all’occhio il display del Note fa proprio un gran bell’effetto, e ciò è sufficiente per renderne piacevole l’uso. Ciò non significa che i colori non siano riprodotti fedelmente: anzi, mi sembrano ok, ma non ho eseguito alcun controllo perché non la ritengo, in questa categoria di prodotti, una caratteristica importante.</p>
<p>Ma insomma, quanto è grande questo <em>Samsung Note</em>? Diciamolo subito, la prima volta che lo si vede e lo si prende in mano, appare veramente grosso. Dopo un po’ che lo si utilizza, il cervello comincia a pensare che non è il Note ad essere grande, sono gli altri ad essere piccoli. Questo perché le sue dimensioni, che secondo me sono state attentamente studiate a tavolino, consentono comunque di impugnarlo comodamente tra le dita di una mano e di tenerlo in tasca. Le donne ovviamente possono tenerlo senza alcuna difficoltà in una borsetta. Quindi è grande, sì, ma non eccessivamente, almeno secondo me.</p>
<p>La fluidità, trattandosi di un dispositivo touch, è importantissima e sotto questo aspetto il Note non delude, grazie anche al potente processore dual core da ben 1,4 Ghz di clock. La memoria poteva essere più abbondante: in dotazione ci sono “solo” 16 Giga, ma se possono aggiungere facilmente sino ad altri 32 su scheda microSD. Io ne ho aggiunti altri 16. Per inserire la memoria bisogna aprire l’apparecchio, togliere la batteria e finalmente accedere allo slot. E’ chiaro che si tratta di una espansione di memoria a tutti gli effetti, studiata per diventare parte integrante dello smartphone e restarci, non di un supporto removibile di memorizzazione. Per aprire il Note bisogna asportare il guscio posteriore facendo leva, con un’unghia, su una fessura che si trova in alto a destra. Una volta asportata, la copertura posteriore stupisce per la sua leggerezza e sottigliezza, ma una volta rimessa al suo posto torna a dare la stessa sensazione di solidità iniziale. Attenzione, bisogna controllare lungo tutto il bordo che ogni punto della copertura si sia perfettamente incastrato; se così non fosse, è sufficiente esercitare una leggera pressione. Sulla memoria si possono spostare le applicazioni installate, per liberare spazio in quella interna.</p>
<p>Il <em>Samsung Galaxy Note</em> è poco pesante (e questa è una sorpresa) ed è costruito molto bene: non ci sono scricchiolii, flessioni e/o deformazioni della scocca, neanche se lo si utilizza in modo poco attento.</p>
<p>Una cosa che l’iPhone non ha, ed invece il Note sì, è la radio FM incorporata. Si possono memorizzare fino a dodici stazioni preferite, ma le altre eventualmente sintonizzabili sono comunque facilmente raggiungibili: basta fare una scansione e le troveremo tutte elencate per frequenza (purtroppo non per nome, ed è strano poiché la radio è dotata di RDS). Per inciso, la scansione può salvaguardare le stazioni memorizzate come preferite, così grazie alla funzione RDS ce le possiamo ritrovare anche dopo esserci spostati. Insomma, non so se si è capito, ma la radio del Note mi è piaciuta (non so se è uguale in tutti i dispositivi Android oppure Samsung). Per poterla ascoltare è necessario inserire il cavo delle cuffie, che fa da antenna, ma anche con le cuffie inserite si può dirottare il suono verso l’altoparlantino incorporato, grazie ad una apposita voce di menù.</p>
<p>La fotocamera incorporata è da 8 MP e possiamo considerarla praticamente al top, parlando di smartphone (dovrebbe esserci un Nokia da 12 MP). Le immagini sono nitide, bilanciate e perfettamente esposte, il che non è poco considerato il target di riferimento, quello dello <em>shooter</em> occasionale e non evoluto. In dotazione c’è un programma di elaborazione delle immagini, oltre alla pletora di <em>app</em> scaricabili dallo <em>store</em>. Lo zoom è ovviamente solo digitale, con tutte le controindicazioni del caso che lo rendono di fatto inutilizzabile (almeno, a mio modo di vedere. Il discorso vale per tutti gli zoom digitali). Sulle foto scattate si possono inserire annotazioni con la penna, anzi la <em>S-pen</em> come viene chiamata da Samsung, il che è una cosa carina.</p>
<p>La <em>S-pen</em> è la caratteristica principale del Note, insieme all’ampiezza dello schermo. Sgombriamo subito il campo da un equivoco: lo smartphone è perfettamente utilizzabile con le sole dita, ed il pennino (che poi non è un semplice pennino) è un qualcosa di più, una <em>feature</em> aggiuntiva che entra in ballo quando occorre una precisione di tocco superiore, oppure per attivare funzioni particolari. Per esempio, tenendo premuta la <em>S-pen</em> per qualche istante sullo schermo con il tastino premuto (sì, a lato del pennino c’è un tasto), si cattura lo schermo. Operazione che sull’iPhone si effettua facilmente premendo contemporaneamente il tasto home ed il tasto on/off, ma che sui sistemi operativi Android non è altrettanto semplice. Ecco, con la <em>S-pen</em> si ovvia a questo problema, ma è solo un esempio. La penna si può usare anche come una penna vera e propria grazie ad un software che tramuta il Note in un blocnotes, un taccuino sempre pronto che si attiva facendo doppio <em>tap</em> con il pennino ed il tasto premuto. Si può scegliere il tipo di foglio, lo sfondo, il colore e lo spessore del tratto. Inoltre dall’<em>appstore</em> della Samsung si possono scaricare alcune <em>app</em> gratuite che si integrano perfettamente con la <em>S-pen</em> per disegnare.</p>
<p>Come telefono non c’è niente da dire, la sensibilità mi sembra ottima e la qualità del parlato è eccellente. All’inizio sembra strano portarsi all’orecchio una “tavoletta” così ampia, ma poi ci si accorge che è molto comoda e non ci si fa più caso.</p>
<p>La connessione wi-fi è buona, ma con il problema (comune del resto a Windows) che se si setta la connessione con gli IP fissi, c’è poi qualche problema di troppo nel connettersi ad una rete pubblica, oppure ad un’’altra rete privata, perché gli IP fissi rimangono tali anche se si cambia la connessione. Ciò non accade, invece, nell’iPhone. Nel mio caso me ne sono subito accorto perché a casa ho una rete con tutti gli IP fissi, mentre quando vai in giro è comodo avere l’impostazione settata su “automatico” in modo da consentire al nostro Note di dialogare con il router e farsi assegnare un IP dinamico. La soluzione è installare un piccolo programma gratuito che in base al nome della rete regola l’IP senza alcun intervento manuale da parte nostra: <a href="http://it.androlib.com/android.application.com-farproc-wifi-static-znDq.aspx" target="_blank">WiFi Statico</a>, questo il suo nome, e passa la paura.</p>
<p>Come sempre nel caso di questi aggeggi, la durata della batteria dipende da quanto si giochicchia con il nostro amato dispositivo. Android presenta una schermata da cui si apprende che è lo schermo a consumare la maggior quantità di energia, e viste le sue dimensioni non era difficile immaginarlo. Posso dire, però, che la batteria dura abbastanza con un utilizzo medio (circa 8 ore, forse anche di più). A mio modo di vedere, l&#8217;autonomia è superiore nel Samsung rispetto all&#8217;iPhone. Anche il tempo di ricarica è notevolmente più lungo.</p>
<p>Il collegamento con il PC avviene tramite cavo oppure tramite wifi grazie all&#8217;applicativo <em>Kies Air. </em>Funziona così: si lancia l&#8217;applicativo sullo smartphone, poi si apre un browser e ci si collega all&#8217;indirizzo IP che viene mostrato sullo schermo del Note. Potremo scaricare i nostri documenti (foto, video e qualsiasi altra cosa) oppure uploadare ciò che vogliamo. Molto meglio del cervellotico, pesante ed elefantiaco iTunes.</p>
<p>Per concludere: il <em>Samsung Galaxy Note</em> è un bellissimo oggetto tecnologico, perfetto da tenere in mano. Un super-smartphone, un quasi tablet divertente da utilizzare. Non si sa ancora se Samsung fornirà, nel corso di quest’anno (2012), una versione aggiornata di Android per portare <em>Ice Cream</em> sul <em>Note</em>. Ma anche così, resta un gran bel “telefonino”, consigliato a chi non teme di andare un po’ oltre gli schemi.</p>
<p>UPDATE: Sembra proprio che il Samsung Galaxy Note riceverà molto presto un aggiornamento ufficiale ad <em>Ice Cream Sandwich</em>. Stando a quanto comunicato ufficialmente, l&#8217;aggiornamento dovrebbe essere disponibile nel primo trimestre di quest&#8217;anno (2012).</p>
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		<title>LINUX: PARTED MAGIC E SUPERGRUB2 DISK</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 13:24:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio56</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Può capitare che, per qualche motivo, non si riesca più a far partire il sistema operativo presente nel disco rigido. Spesso ciò accade quando si tenta di fare un dualboot, cioè di installare più di un sistema operativo l&#8217;uno a fianco dell&#8217;altro. Purtroppo accade spesso che l&#8217;ultimo sistema installato modifichi il bootloader senza tenere conto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudio56.wordpress.com&amp;blog=10707084&amp;post=776&amp;subd=claudio56&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Può capitare che, per qualche motivo, non si riesca più a far partire il sistema operativo presente nel disco rigido. Spesso ciò accade quando si tenta di fare un dualboot, cioè di installare più di un sistema operativo l&#8217;uno a fianco dell&#8217;altro. Purtroppo accade spesso che l&#8217;ultimo sistema installato modifichi il bootloader senza tenere conto dell&#8217;altro OS già esistente, rendendone impossibile il boot. Naturalmente, a patto di saperci fare, è quasi sempre possibile rimettere le cose a posto, ma non è sempre facile. Comunque quasi tutte le distribuzioni Linux sono in grado di rilevare un sistema Windows già presente e di autoconfigurare GRUB 2, l&#8217;ultima versione del noto bootloader di Linux, in modo da permettere tramite un semplice menù di scegliere quale sistema operativo si vuole caricare. Bisogna tenere presente che non è vero il contrario: se si installa Windows dopo Linux, il sistema di Microsoft installerà un proprio bootloader e Linux non sarà più avviabile. Purtroppo ciò può accadere anche installando due sistemi Linux: non è detto che il secondo riconosca l&#8217;esistenza del primo e configuri automaticamente GRUB. Di solito Ubuntu e derivate lo fanno, altri no. Al sottoscritto è capitato di installare Mandriva accanto a Linux Mint Debian e ritrovarsi con questa ultima distribuzione che non si avviava più correttamente. Posso essere stato io a sbagliare qualcosa, ma se ho sbagliato è perché è purtroppo facile sbagliare&#8230;</p>
<p>Comunque, una volta in ambiente Mandriva, avrebbe dovuto essere facile montare la partizione con Mint e con pochi comandi testuali aggiornare Grub in modo da fargli riconoscere anche Mint. In realtà, non è stato così. I sistemi Linux non sono così uguali tra loro e trovarsi in un ambiente parzialmente sconosciuto non aiuta. </p>
<p>￼E&#8217; in questa circostanza che ho potuto apprezzare <a href="http://www.supergrubdisk.org/super-grub2-disk/">SUPERGRUB2 DISK</a>.</p>
<p align="center"> <img src="http://claudio56.files.wordpress.com/2011/12/super_grub2_disk.png?w=544" /></p>
<p>E&#8217; un live CD: basta scaricare l&#8217;immagine ISO, masterizzare un CD e poi fare il boot da questo supporto. Ci troveremo di fronte ad un menù testuale (uniche lingue supportate l&#8217;inglese o lo spagnolo) che ci permetterà di fare numerose cose, tutte finalizzate a risolvere problemi di boot. Le voci più importanti sono le prime: il software sarà in grado di riconoscere in modo automatico i sistemi operativi presenti (anche Mac OS!) e di creare per così dire al volo un grub che ci consentirà di fare il boot ed entrare in uno qualsiasi dei sistemi operativi rilevati. In questo modo, per esempio, sono entrato facilmente in Linux Mint Debian. Mi è bastato poi digitare da terminale:</p>
<p align="center"><strong>sudo grub-install /dev/sda</strong></p>
<p align="left">per ricreare fisicamente sul disco <em>sda</em> del mio sistema il menù grub che era andato corrotto dopo l&#8217;improvvida ed inutile installazione di Mandriva (che non mi è piaciuta ed ho poi eliminato).</p>
<p align="left">Per fare posto a Mandriva avevo dovuto partizionare il disco e creare spazio per la nuova installazione. Il programma GParted su Mint non poteva funzionare perché per poter operare sul disco, lo stesso doveva essere <em>smontato</em>, operazione impossibile perché sul medesimo disco c&#8217;era Mint stesso, ovvero il sistema operativo in uso. Impossibile usare Windows (che ho su un altro disco) perché il programma nativo Gestione Disco non supporta il file system Linux.</p>
<p align="left">Mi è allora venuto in aiuto un altro live CD, <a href="http://partedmagic.com/doku.php?id=screenshots" target="_blank">PARTED MAGIC</a>.</p>
<p align="center"> <img src="http://claudio56.files.wordpress.com/2011/12/partemagicmini.png?w=544" /></p>
<p align="left">Anche questa volta si tratterà di scaricare l&#8217;immagine ISO, masterizzare un CD e poi fare il boot del sistema dal CD appena creato. Ci troveremo in un ambiente desktop molto gradevole da vedere ed uitilizzare, pieno zeppo di strumenti che ci consentiranno di partizionare qualsiasi disco rigido senza alcun problema, ma non solo. C&#8217;è infatti, a disposizione, anche un browser per la navigazione internet ed altri utili strumenti. Un vero e proprio coltellino svizzero sempre pronto per gestire il nostro sistema. Parted Magic è leggero e può essere caricato interamente in RAM, con innegabili vantaggi in termini di velocità di esecuzione.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/claudio56.wordpress.com/776/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/claudio56.wordpress.com/776/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/claudio56.wordpress.com/776/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/claudio56.wordpress.com/776/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/claudio56.wordpress.com/776/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/claudio56.wordpress.com/776/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/claudio56.wordpress.com/776/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/claudio56.wordpress.com/776/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/claudio56.wordpress.com/776/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/claudio56.wordpress.com/776/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/claudio56.wordpress.com/776/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/claudio56.wordpress.com/776/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/claudio56.wordpress.com/776/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/claudio56.wordpress.com/776/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudio56.wordpress.com&amp;blog=10707084&amp;post=776&amp;subd=claudio56&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>RECENSIONE FLASH NISSIN Di866 MARK II</title>
		<link>http://claudio56.wordpress.com/2011/12/03/recensione-flash-nissin-di866-mark-ii/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 22:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio56</dc:creator>
				<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[5D]]></category>
		<category><![CDATA[Canon]]></category>
		<category><![CDATA[Di866]]></category>
		<category><![CDATA[flash]]></category>
		<category><![CDATA[Mark II]]></category>
		<category><![CDATA[Nissin]]></category>
		<category><![CDATA[prova]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[test]]></category>

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		<description><![CDATA[Ebbene sì, dopo aver a lungo tentennato, ho alla fine acquistato il flash in oggetto. Dopo un po’ di scatti di prova (pochi, perché purtroppo ho poco tempo a disposizione) mi accingo a scrivere questa recensione. Sistema di riferimento Corpo Canon 5D Mark II, obiettivo 24-105 f. 4 IS USM. Perché un flash? La domanda [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudio56.wordpress.com&amp;blog=10707084&amp;post=768&amp;subd=claudio56&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ebbene sì, dopo aver a lungo tentennato, ho alla fine acquistato il flash in oggetto. Dopo un po’ di scatti di prova (pochi, perché purtroppo ho poco tempo a disposizione) mi accingo a scrivere questa recensione.</p>
<p><u><strong>Sistema di riferimento</strong></u></p>
<p>Corpo Canon 5D Mark II, obiettivo 24-105 f. 4 IS USM.</p>
<p><u><strong>Perché un flash?</strong></u></p>
<p>La domanda è meno banale di quello che potrebbe sembrare a prima vista. Innanzitutto, è ovvio, avere a disposizione un flash è come avere una risorsa di luce sempre a disposizione, per poter fotografare anche con luce scarsa oppure assente del tutto; per giunta la 5D Mark II, come tutte le reflex Canon di fascia alta, non ha flash incorporato. Però finora avevo sempre rimandato l’acquisto per i seguenti motivi: per prima cosa, è più bello fotografare a luce ambiente e con i moderni apparecchi è facile farlo, grazie alla resa più che sufficiente anche con valori ISO molto alti; in più al naturale la foto rispecchia l’atmosfera del momento, mentre la luce del flash è diretta, fredda, violenta e piatta. Inoltre, potevo pur sempre contare su un vecchio flash che, pur non avendo la circuitazione necessaria per interfacciarsi con il corpo macchina, funzionava bene in semi automatismo (quindi non in TTL, ma misurando la luce riflessa con la cellula sul flash). Sentivo invece molto la mancanza di un flash con funzioni evolute in pieno giorno, per bilanciare l’esposizione dei primi piani rispetto a sfondi molto luminosi. Per esempio, vediamo il Gabibbo sul davanzale di una finestra in un controluce non molto spinto, ma comunque marcato:</p>
<p><a href="http://claudio56.files.wordpress.com/2011/12/comparazione1.jpg"><img style="background-image:none;border-bottom:0;border-left:0;padding-left:0;padding-right:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;padding-top:0;" title="Comparazione" border="0" alt="Comparazione" src="http://claudio56.files.wordpress.com/2011/12/comparazione_thumb1.jpg?w=640&#038;h=312" width="640" height="312" /></a></p>
<p><u><strong>Perché il Nissin Di866 Mark II</strong></u></p>
<p>Il Nissin è un’alternativa all’attuale top di gamma della Canon, il 580 EX Mark II. Si integra perfettamente con il corpo macchina mantenendo tutte le funzioni più evolute, con il vantaggio di un costo sensibilmente inferiore (poco sopra i 200 Euro il Nissin a fronte dei 400 Euro circa del Canon nella migliore delle ipotesi). In più è leggermente più potente, almeno sulla carta, ed ha il doppio flash.</p>
<p><strong><u>Caratteristiche fondamentali</u></strong>&#160;</p>
<p>Il numero guida è 60 (quello del Canon è 58). Attenzione che, in entrambi i casi, la potenza si riferisce alla parabola in posizione 105 mm a ISO 100. Senza diffusore la parabola regola l’ampiezza del lampo in modo da coprire il range di focali da 24 mm a 105 mm (su full frame). Con il diffusore grandangolare si arriva sino a 18 mm (il Canon qui è meglio, arriva sino a 14 mm). Il diffusore è incorporato e si estrae dalla parabola, come anche un pannello riflettente bianco (esattamente come il Canon). Il flash secondario, che ha funzioni di schiarita e si attiva solo quando si usa il lampo riflesso, ha numero guida 12. Il flash funziona con le modalità E-TTL oppure E-TTL II (dipende dal corpo macchina). Può anche funzionare in modalità automatica non TTL ed anche in modo completamente manuale. Insieme ad un flash Canon oppure un altro Nissin può essere impostato come master o slave (funzionalità che non ho provato). Può scattare una serie di lampi in sequenza strobo, così come permettere la sincronizzazione sino ad 1/8000 secondo grazie alla funzionalità Hi-Speed, ma in quest’ultimo caso viene disattivato il flash secondario (non è un problema. Probabilmente il flash secondario, di schiarita, non è in grado di sopportare lo stress derivante dalla funzionalità Hi-Speed).&#160; Sulla 5D Mark II il flash può essere impostato anche dal corpo macchina tramite l’apposita funzione del menù; non funziona invece la voce di menù <em>Impostaz. C.Fn flash </em>che, stando al manuale del 580 EX II originale, riguarda solamente l’attivazione o meno dello spegnimento automatico, per cui direi che non è certamente un problema visto che si possono regolare le funzioni più avanzate ed importanti, quali il modo flash (E-TTL o no), la sincronizzazione sulla prima o seconda tendina, il bracketing fino a ± 3 diaframmi,la compensazione dell’esposizione, la lettura esposimetrica (valutativa o media), lo zoom della parabola (auto o manuale), le impostazioni wireless. Le stesse funzionalità come è naturale si possono impostare direttamente dal pannello del flash. Il firmware del flash si può facilmente aggiornare tramite una presa USB in modo da renderlo compatibile con futuri modelli di macchine fotografiche.</p>
<p><strong><u>Com’è fatto</u></strong></p>
<p>Il Nissin arriva in una scatola di cartone colorata che ne riassume le caratteristiche. All’interno si trova, oltre al flash vero e proprio, un piedistallo per l’utilizzo separato dal corpo macchina, una custodia di plastica tutto sommato sottile ma foderata all’interno con materiale morbido antigraffio, un mini CD con il manuale di istruzioni (scaricabile anche dal sito), un foglio con una guida molto sintetica, giusto per iniziare ad usarlo. La qualità costruttiva a me sembra più che buona. Al tatto è piacevole, i bottoni hanno un funzionamento sicuro e privo di incertezze, il display è veloce e reattivo. La sua luminosità non può essere regolata, ma si può disattivare se per qualche motivo dovesse infastidire. Questo display merita due parole: di piccole dimensioni, ma a colori, ruota se viene ruotato il flash. Questo significa che, se la macchina viene impugnata in verticale per scatti verticali, il display rimane dritto ed anche i tasti che lo circondano si adeguano di conseguenza, rendendone l’utilizzo molto intuitivo e senza costringere l’operatore a ragionamenti cervellotici. Io trovo questo display particolarmente gradevole e ben fatto. Visto di fronte, il flash mostra la parabola principale, il flash secondario immediatamente sotto, l’illuminatore per la messa a fuoco al buio e la minuscola cellula sulla destra, in basso, per il funzionamento automatico non TTL. Sul retro c’è il display a colori, un pulsante SET circondato da 4 pulsanti freccia per muoversi all’interno di menù e sottomenù, la spia che indica lo stato di carica e che funziona anche come pulsante per un lampo di prova, il bottone di accensione e spegnimento che svolge anche la funzione di blocco delle impostazioni contro l’azionamento involontario degli altri pulsanti. Visto da dietro, a destra c’è lo scomparto per le batterie, 4 stilo AA, mentre a sinistra troviamo, dietro uno sportellino che si apre più facilmente sollevando la parabola, la presa sincro, una mini USB ed una presa per un cavetto proprietario che consente di mantenere tutte le funzionalità senza dover montare il flash sulla slitta.&#160; Questo cavetto non ce l’ho, non è in dotazione e va eventualmente acquistato a parte. La parabola ruota e si solleva a scatti senza necessità di premere pulsanti di blocco o di sblocco, ma dà l’impressione di essere robusta e rimane senza difficoltà in posizione. Il sistema di aggancio alla slitta è tradizionale, avviene cioè ruotando una ghiera. Il fissaggio è sicuro e il Di866 Mark II, a differenza del Mark I, ha il piedino in metallo. Lo zoom motorizzato della parabola è abbastanza silenzioso, ed anche questa dovrebbe essere una differenza in meglio con il Mark I, che si trova ancora in commercio con la denominazione <em>professional</em>. Se siete intenzionati all’acquisto, vi consiglio di fare attenzione a comprare il nuovo Mark II rispetto al modello più vecchio, considerando anche che il costo è praticamente identico, almeno sino al momento in cui scrivo.</p>
<p><strong><u>Utilizzo</u></strong></p>
<p>Non ho certo intenzione di ricalcare il libretto di istruzioni, tuttavia ecco un breve cenno sul funzionamento di questo flash. Inserito un set di batterie cariche e montata l’unità sulla slitta della fotocamera (attenzione che entrambi gli apparecchi siano spenti), una breve pressione sul pulsante On/Off accenderà il Nissin ed il display visualizzerà la schermata principale in stile iPhone (dimensioni a parte). Infatti vedremo sei icone quadrate corrispondenti ad altrettante impostazioni: nell’ordine, funzionamento completamente automatico TTL (icona A bianca su sfondo verde), come la precedente ma con possibilità di correzione manuale (scritta TTL su sfondo blu), funzionamento manuale oppure automatico non TTL, MULTI (per lampi strobo), wireless, impostazioni generali. Ogni icona si seleziona premendo il bottone <em>Set</em>; tenendolo premuto per qualche secondo si accede al relativo sottomenù, se presente. Premendo On/Off si bloccano le impostazioni, tenendolo premuto per qualche istante si spegne il flash. Le impostazioni generali (<em>Setting</em>) consentono di personalizzare l’esposizione, di settare acceso o spento il display e la sua rotazione (mi chiedo perché qualcuno dovrebbe disattivarla), di scegliere tra metri e <em>feet </em>come unità di misura, e di attivare o disattivare il <em>modeling </em>consistente in una serie di flash ravvicinati in modo da permettere il controllo visivo e preventivo dell’effetto del lampo. Sempre in questo menù è possibile impostare il tempo di autospegnimento ed effettuare l’eventuale aggiornamento del firmware. La modalità completamente automatica non ha un sottomenù: il suo funzionamento è analogo a quello di un flash incorporato nel corpo macchina. L’icona TTL invece ci consente di apportare delle correzioni manuali ed ha un sottomenù che permette di regolare varie impostazioni tra cui l’abilitazione o meno del flash secondario nonché la sua potenza che può essere ridotta sino ad 1/128, lo scatto sincronizzato sulla seconda tendina per l’effetto scia con tempi lenti di scatto, lo zoom manuale della parabola, la modalità hi-speed ed il bracketing per una serie di scatti con l’esposizione a forcella. Non mi dilungo sulle altre funzionalità: concludo dicendo che ogni menù e sottomenù è caratterizzato da un colore differente, per cui diventa facile orientarsi. Una caratteristica in comune con il Canon è la presenza di un diffusore grandangolare e di uno schermo riflettente che possono essere estratti da sopra la parabola. Il diffusore grandangolare si ripiega sulla parabola stessa ampliando la larghezza del fascio luminoso, fino a 18 mm (quindi niente 17 mm del mio 17-40). Lo schermo riflettente invece rimane teso e, secondo le istruzioni, dovrebbe essere utilizzato con la parabola dritta (per un soggetto sino a due metri di distanza) per una illuminazione più morbida e priva di ombre marcate. I due elementi condividono una medesima fessura e vengono estratti insieme. Si tratta, secondo necessità, di reinserire ciò che non serve, anche se nulla vieta di usarli entrambi. Il diffusore può essere usato anche con focali non grandangolari, poiché rende la luce più delicata. </p>
<p><strong><u>Come funziona</u></strong></p>
<p>Non ho testato le funzioni wireless master/slave perché non ho un secondo flash da abbinare. Premesso ciò, debbo dire di essere rimasto piacevolmente sorpreso dal Nissin Di866 Mark II. Temevo di trovarmi di fronte ad un prodotto con caratteristiche buone sulla carta ma di scarsa qualità costruttiva, invece non ho nessuna critica da fare. Il flash è solido, non scricchiola, le plastiche sono piacevoli al tatto, ed il funzionamento è privo di incertezze. Si accoppia perfettamente alla 5D Mark II estendendo le capacità del corpo macchina esattamente come farebbe l’originale Canon, ad un prezzo sensibilmente inferiore. In modalità TTL la quantità di luce è perfettamente dosata. Ricordo che, nelle Canon, la priorità dei diaframmi con il flash inserito permette al sistema esposimetrico di esporre per lo sfondo e di illuminare il primo piano in modo bilanciato, regolando l’intensità del lampo; attenzione che in ambienti molto bui vengono impostati tempi piuttosto lunghi. Il display sul dorso è bello a vedersi e rende molto intuitivo effettuare le varie regolazioni. In full auto ed in TTL si possono usare tutte le priorità (Av e Tv) oltre al Program ed ovviamente il Manuale. La qualità della luce mi sembra buona, né troppo fredda né al contrario troppo calda. Le foto appaiono con il bilanciamento del bianco perfetto ed anche la regolazione automatica di Photoshop lo conferma, poiché non vengono apportate correzioni.</p>
<p><strong><u>Conclusione</u></strong></p>
<p>Penso di aver fatto un buon acquisto e sono contento di aver risparmiato rispetto a quello che avrei speso per il 580 EX II originale. Sottolineo che non sono molto a favore di prodotti di terze parti: per esempio, i miei obiettivi sono tutti originali. Nel caso del flash, però, il Nissin è stato una forte tentazione e, almeno per ora, sono contento di avervi ceduto. </p>
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		<item>
		<title>UNITY STA DISTRUGGENDO UBUNTU? LINUX MINT SCATTA IN TESTA!</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 15:48:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio56</dc:creator>
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		<category><![CDATA[distribuzione]]></category>
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		<category><![CDATA[Mac]]></category>
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		<description><![CDATA[Un breve articolo su Punto Informatico mette in risalto la veloce discesa in classifica di Ubuntu, per popolarità, tra le distribuzioni Linux. La classifica è quella pubblicata dal sito Distrowatch. Tale debacle non deve stupire più di tanto. La scelta di adottare Unity come desktop ha infastidito la maggior parte degli utenti, me compreso, anche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudio56.wordpress.com&amp;blog=10707084&amp;post=761&amp;subd=claudio56&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un <a href="http://punto-informatico.it/3347966/PI/News/ubuntu-crollo-popolarita.aspx" target="_blank">breve articolo su Punto Informatico</a> mette in risalto la veloce discesa in classifica di Ubuntu, per popolarità, tra le distribuzioni Linux. La classifica è quella pubblicata dal sito <a href="http://distrowatch.com/dwres.php?resource=popularity" target="_blank">Distrowatch</a>.</p>
<p>Tale debacle non deve stupire più di tanto. La scelta di adottare <em>Unity</em> come desktop ha infastidito la maggior parte degli utenti, me compreso, anche se io sono un utente solo occasionale di Ubuntu. Il guaio, come ho avuto già modo di scrivere in precedenza, riguarda la (secondo me errata) convinzione che un sistema operativo nato per il desktop, o al massimo per i notebook, debba adattarsi anche ai tablet: quindi icone e pulsanti enormi che possano essere agevolmente azionati con le dita, oltre che con il tradizionale mouse. Una grafica grossolana e gigantesca che appare tanto più stupida quando visualizzata sugli attuali monitor superiosi ai 20 pollici. <em>Unity</em> a tutto ciò unisce una odiosa (per me) barra laterale e verticale sul lato sinistro che non può essere spostata (altrimenti io l&#8217;avrei posizionata sul fondo). Il problema, in prospettiva, non è solo di Ubuntu ma anche di Windows, che sembra seguire anche se solo in parte la medesima strada con le ormai famose <em>piastrelle </em>di Windows 8 ed anche di Mac OSX che sta provando a commettere gli stessi errori (od orrori): vedasi l&#8217;inutile e ridicolo <em>Launchpad </em>che, tanto per fare un esempio, visualizza su un iMac da 27&quot; le icone dei programmi esattamente come avviene sul minuscolo schermo di un iPhone. Follia!</p>
<p>Ubuntu quindi scende in classifica dietro a <em>Open Suse</em> e <em>Fedora</em>. Al primo posto c&#8217;è quella che io considero, ormai, la migliore distribuzione Linux: <em>Mint</em>. </p>
<p>Ne ho già parlato in passato, ma Linux Mint merita ancora due parole, ed anche di più. Affidabile, con una grafica elegante, un bel menù, una barra delle applicazioni in basso come piace a me. Affidabile, molto ben scritta, completa. Mint si può scaricare, grats, in più di una versione: c&#8217;è quella derivata da Ubuntu (ma senza gli errori-orrori di Ubuntu), e quella derivata da Debian. La versione Ubuntu segue i rilasci della versione ufficiale, quindi ogni circa sei mesi c&#8217;è una nuova release stabile, mentre quella basata su Debian è una distribuzione <em>rolling </em>che riceve costanti aggiornamenti e non deve essere reinstallata da capo.</p>
<p>L&#8217;ultima versione derivata da Ubuntu non riprende l&#8217;odioso Unity, per fortuna, ma si basa su Gnome 3. Non è che Gnome 3 sia, secondo me, il massimo, ma è sempre meglio di Unity. Anche qui però abbiamo una interfaccia che non soddisfa pienamente. Cosa ti combina, allora, il team che sviluppa Linux Mint? Hanno integrato Gnome 3 con<em> </em><a href="http://www.linuxmint.com/rel_lisa_whatsnew.php#gnome3" target="_blank"><em>MGSE (Mint Gnome Shell Extensions)</em></a>, che consiste in una barra delle applicazioni a metà strada tra quella di Windows Seven e il dock di Mac OSX. Inoltre, grazie ad un fork di Gnome 2 chiamato Mate, si può agevolmente passare al tradizionale desktop di Linux Mint in qualsiasi momento. Il risultato è che Linux Mint ha staccato Ubuntu, nella classifica di Distrowatch, di parecchie lunghezze, e ciò testimonia meglio di ogni altra cosa che gli utenti desktop non vogliono assurde interfacce grafiche da tablet.</p>
<p>Linux Mint è la migliore distribuzione Linux attualmente esistente perché è capace di capire ed interpretare bene i <em>desiderata</em> degli utenti. Punto.</p>
<p>Attualmente io uso la versione Debian di Mint (la sto usando anche ora mentre scrivo), un po&#8217; meno amichevole di quella derivata da Ubuntu ma che non deve essere reinstallata ogni sei mesi per avere la versione nuova. </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/claudio56.wordpress.com/761/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/claudio56.wordpress.com/761/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/claudio56.wordpress.com/761/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/claudio56.wordpress.com/761/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/claudio56.wordpress.com/761/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/claudio56.wordpress.com/761/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/claudio56.wordpress.com/761/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/claudio56.wordpress.com/761/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/claudio56.wordpress.com/761/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/claudio56.wordpress.com/761/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/claudio56.wordpress.com/761/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/claudio56.wordpress.com/761/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/claudio56.wordpress.com/761/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/claudio56.wordpress.com/761/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudio56.wordpress.com&amp;blog=10707084&amp;post=761&amp;subd=claudio56&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>MANIFESTI BENETTON: E IL PAPA SI INDIGNO’</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 22:26:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio56</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://claudio56.files.wordpress.com/2011/11/sacco.jpg"><img style="background-image:none;border-bottom:0;border-left:0;padding-left:0;padding-right:0;display:inline;float:left;border-top:0;border-right:0;padding-top:0;" title="sacco" border="0" alt="sacco" align="left" src="http://claudio56.files.wordpress.com/2011/11/sacco_thumb.jpg?w=312&#038;h=768" width="312" height="768" /></a>Il Papa (o chi per lui) si è indignato per la pubblicità Benetton. Sembra che abbia trovato “irriguardoso”, “irrispettoso” il manifesto che lo ritrae (si fa per dire: l’immagine è chiaramente <em>photoshoppata</em>) mentre bacia il suo alter ego Imam. Totale mancanza di humor, direi. Sua Santità avrebbe fatto, a mio modo di vedere, una gran bella figura comportandosi in modo diverso. Poteva benissimo lasciar perdere. Poteva benissimo dimostrarsi superiore. Poteva benissimo “vendere” la sua immagine chiedendo a Benetton di versare una somma in beneficenza. Poteva riderci su. Poteva fare un sacco di cose, ed invece ha fatto la cosa più stupida e banale: si è indignato. Io di tutta questa gente che si indigna, ne ho le palle piene. Odio chi si indigna perché disapprova. Trovo lecito disapprovare, trovo becero indignarsi. Adoro la gente che vive e lascia vivere. Che guarda le cose con sufficiente ironia. Che sa prendersi in giro, che sa ridere. Ridere non è peccato, non è irriguardoso, baciare non è una cosa così riprovevole. E’ da sempre un segno di pace, di affetto.</p>
<p>Intendiamoci, alla Benetton sono dei furbacchioni ed hanno puntato tutto sulla indignazione pontificia. Tanto è vero che si sono subito dichiarati disposti a strappare via i manifesti con il Papa dai muri delle città. Peccato. Il mondo avrebbe tanto bisogno di baci ed anche di sorridere. </p>
<p>Vorrà dire che sorrideremo guardando Sarkozy che bacia la Merkel, sì, proprio lei, la <em>culona </em>berlusconiana. E gli altri. Tutta gente che di solito si guarda in cagnesco, nei manifesti Benetton si bacia. Bella trovata.</p>
<p>Oltre al Papa, anche senza proteste Benetton ha censurato volontariamente Berlusconi che bacia la Merkel. Forse perché Sarkozy è geloso? La spiegazione ufficiale è che Berlusconi, non essendo più primo ministro, non ha il diritto di baciare Angela.</p>
<p>Benedetto XVI, il Papa che passerà alla storia per essersi indignato di più di fronte ad un manifesto pubblicitario che non allo scandalo dei preti pedofili, censurato insieme al Berlusconi detronizzato. Chissà se si sente in buona compagnia o se avrebbe preferito baciarsi con la Merkel, Obama e gli altri.</p>
<p>Mistero glorioso.</p>
<p>UPDATE: anche Obama si è indignato. Qua si indignano tutti, per la propria persona. Da lui non me lo sarei aspettato.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/claudio56.wordpress.com/757/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/claudio56.wordpress.com/757/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/claudio56.wordpress.com/757/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/claudio56.wordpress.com/757/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/claudio56.wordpress.com/757/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/claudio56.wordpress.com/757/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/claudio56.wordpress.com/757/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/claudio56.wordpress.com/757/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/claudio56.wordpress.com/757/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/claudio56.wordpress.com/757/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/claudio56.wordpress.com/757/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/claudio56.wordpress.com/757/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/claudio56.wordpress.com/757/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/claudio56.wordpress.com/757/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudio56.wordpress.com&amp;blog=10707084&amp;post=757&amp;subd=claudio56&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>LOGITECH: Wireless Illuminated Keyboard K800 &#8211; Performance Mouse MX</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 14:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio56</dc:creator>
				<category><![CDATA[informatica]]></category>
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		<description><![CDATA[Di recensioni (anche video) di questi due oggetti ce ne sono, in giro per la rete, a bizzeffe. Be’, vorrà dire che questa mia sarà l’ennesima recensione, forse inutile, senza nemmeno il vantaggio della novità perché la tastiera ed il mouse in questione sono sul mercato da un po’, ma le mie recensioni sono basate [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudio56.wordpress.com&amp;blog=10707084&amp;post=752&amp;subd=claudio56&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://claudio56.files.wordpress.com/2011/11/pianodilavoro.jpg"><img style="background-image:none;padding-left:0;padding-right:0;display:inline;float:right;padding-top:0;border:0;margin:0 0 1px;" title="pianodilavoro" src="http://claudio56.files.wordpress.com/2011/11/pianodilavoro_thumb.jpg?w=566&#038;h=379" alt="pianodilavoro" width="566" height="379" align="right" border="0" /></a>Di recensioni (anche video) di questi due oggetti ce ne sono, in giro per la rete, a bizzeffe. Be’, vorrà dire che questa mia sarà l’ennesima recensione, forse inutile, senza nemmeno il vantaggio della novità perché la tastiera ed il mouse in questione sono sul mercato da un po’, ma le mie recensioni sono basate esclusivamente su articoli accuratamente scelti ed acquistati veramente, ed io questa tastiera e questo mouse li ho acquistati solo adesso. Come dicevo, di recensioni ce ne sono tante e spesso le due periferiche vengono recensite insieme. Ad accomunarle, infatti, non c’è solo il produttore (la svizzera Logitech) ma anche la tecnologia. Entrambe fanno uso, per il collegamento senza fili al computer, di <a href="http://claudio56.files.wordpress.com/2011/11/unif.png"><img style="background-image:none;padding-left:0;padding-right:0;display:inline;float:left;padding-top:0;border-width:0;margin:2px 5px 0 0;" title="Unif" src="http://claudio56.files.wordpress.com/2011/11/unif_thumb.png?w=65&#038;h=84" alt="Unif" width="65" height="84" align="left" border="0" /></a>un minuscolo ricevitore radio (denominato <em>Unifying</em>) che funziona a 2,4 GHz. E’ di dimensioni veramente minuscole: inserito in una presa USB, diventa quasi invisibile! Piccolo sì, ma potente: sarebbe in grado, uno solo di questi ricevitori lillipuziani, di gestire fino a sei tastiere e sei mouse (non ho ben capito se sei tastiere più sei mouse, oppure sei tra tastiere e mouse), se non fosse palesemente inutile avere più di una tastiera e di un mouse collegati al medesimo PC, esigenze di gioco escluse (non saprei dire, perché io non sono un giocatore). Questo significa che, comprando la testiera ed il mouse oggetto di questa recensione, vi ritroverete con due ricevitori. Ogni ricevitore è tarato su misura per la periferica con cui è venduto: collegando il ricevitore che è nella confezione del mouse, per esempio, il mouse funzionerà immediatamente come se lo avessimo collegato via cavo, ed altrettanto può dirsi per la tastiera. Ma sarebbe uno spreco di risorse collegare entrambi i ricevitori, che <a href="http://claudio56.files.wordpress.com/2011/11/softlogitech.png"><img style="background-image:none;padding-left:0;padding-right:0;display:inline;float:left;padding-top:0;border-width:0;margin:2px 5px 2px 0;" title="SoftLogitech" src="http://claudio56.files.wordpress.com/2011/11/softlogitech_thumb.png?w=244&#038;h=186" alt="SoftLogitech" width="244" height="186" align="left" border="0" /></a>occuperebbero due prese USB, perché come ho già detto è più che sufficiente un solo ricevitore ed una sola presa USB. Vediamo come procedere. Colleghiamo, per esempio, la tastiera: inseriamo il ricevitore in una presa USB, ed accendiamo la periferica. Funzionerà immediatamente. A questo punto dovremo scaricare ed installare il software <em>Utilità di connessione Logitech</em>, lanciarlo, ed accendere il mouse (oppure spegnerlo e riaccenderlo se già acceso): il sistema riconoscerà automaticamente il mouse e lo accoppierà al medesimo ricevitore della tastiera. Se invece avremo collegato prima il mouse, dovremo comportarci allo stesso modo ma accendendo la tastiera dopo aver lanciato il programma. E’ tutto veramente molto semplice. Già che ci siamo, dal sito della Logitech ci conviene scaricare anche il programma <em>Setpoint </em>che ci consentirà di gestire al meglio ogni periferica collegata tramite ricevitore <em>Unifying</em> personalizzando, per esempio, le funzionalità dei tasti. Quindi, riassumendo, i due software non sono indispensabili e sono da considerarsi opzionali, ma servono se allo stesso ricevitore volete accoppiare più di un dispositivo, oppure se avete esigenza di modificare le impostazioni di default.</p>
<p>Un’altra caratteristica che accomuna le due periferiche, alimentate da batterie ricaricabili, è che possono essere ricaricate collegandole ad una presa USB del PC. Detto in altre parole, si ricaricano mentre si può continuare ad usarle, per cui non si rimane mai “a piedi”. Si tratta, a mio modo di vedere, di una soluzione molto intelligente.</p>
<p>Il software è compatibile con Windows (tutte le versioni). Esiste una versione di <em>Setpoint</em> anche per Mac (ma non dell’<em>Utilità di connessione Logitech</em>). Linux non è supportato. Questo significa che un utente Mac non potrà usare un solo ricevitore per più di una periferica? Non lo so, non ho provato con il mio Mac che ha tastiera e mouse bluetooth. Però sul mio PC con Linux in dual boot (Linux Mint e Ubuntu) il sistema funziona perfettamente con un solo ricevitore, persino i tasti funzione della tastiera svolgono il loro compito. Questo perché, probabilmente, una volta effettuato l’accoppiamento tra dispositivo e ricevitore, questo rimane valido anche cambiando sistema operativo, trattandosi di un accoppiamento di tipo hardware e non software. Per cui, se un utente Mac o Linux ha Windows in dual boot, non dovrà fare altro che effettuare l’accoppiamento sotto Windows ed il tutto funzionerà perfettamente anche sotto Linux o Mac OSX.</p>
<p>Tastiera e mouse sono da considerarsi <em>top di gamma </em>e la loro qualità costruttiva (ed il costo) sono ben superiori ad analoghi prodotti da supermercato. A chi possono interessare? A chi vuole oggetti tecnologicamente avanzati, belli da vedere e piacevoli da toccare, a chi vuole eliminare i cavi sulla scrivania, a chi è disposto a spendere 100 € circa per una tastiera e più o meno altri 70€ per il mouse.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Performance Mouse MX</span></strong></p>
<p>Il mouse arriva in una confezione che permette di provarne la ergonomia, ricoperto da una plastica trasparente ma robusta. All’interno della scatola, oltre al mouse vero e proprio, troviamo una prolunga per il ricevitore (da <span style="text-decoration:underline;">non</span> usarsi per la ricarica!), un cavetto USB-mini USB, un alimentatore per la ricarica da presa di corrente ed una custodia in morbida pelle per questi ultimi accessori (non per il mouse). Inoltre c’è, ovviamente, il ricevitore Unifying ed un CD con il software (ma conviene verificare sul sito Logitech se ce ne sono versioni più aggiornate).</p>
<p>La forma del mouse è ergonomica al massimo e si adatta perfettamente alla mano destra, con un ampio incavo per il pollice sulla sinistra. Chi è mancino potrà adattarsi ad impugnare questo mouse, ma probabilmente non con la stessa piacevole sensazione. Anzi, secondo me non è  proprio adatto a chi è mancino. Nella parte superiore troviamo i consueti tasti destro e sinistro, la altrettanto consueta rotella di scorrimento ed un altro tastino posto subito dopo. Come impostazione di default, questo secondo tasto modifica il comportamento della rotella: a scatti, con scorrimento di tre righe alla volta, oppure senza scatti, in modo da poter scorrere velocemente (ed è veloce davvero!) documenti molto lunghi. Io personalmente uso sempre la modalità a scatti, però ho apprezzato la funzionalità di scorrimento veloce sfogliando un file di word di oltre duecento pagine. La rotella può anche essere spinta a sinistra oppure verso destra per lo scorrimento orizzontale.</p>
<p>A sinistra, a portata di pollice, troviamo, dall’alto in basso, i pulsanti avanti-indietro (utili per esempio nella navigazione web), un tasto <em>zoom</em> che permette di ingrandire le immagini e le pagine web tramite la rotella superiore, ed un ultimo tasto in basso che ci mostra in contemporanea tutte le finestre aperte in modo simile a quanto fanno i Mac. Come ho già avuto modo di dire, ogni tasto è programmabile.</p>
<p>Sul fondo troviamo lo sportellino che cela la batteria, inserita in diagonale con il polo positivo verso l’alto, un pulsante di spegnimento e “l’occhio” del sistema di tracciamento. Non è indispensabile spegnere il mouse, perché quando non viene usato entra automaticamente in stand-by. La differenza tra spegnerlo e non spegnerlo consiste in questo: se viene accidentalmente toccato, si accenderà per un istante anche a PC spento.</p>
<p>Il sistema di tracciamento, denominato <em>Darkfield</em>, è quanto di più sofisticato si possa attualmente trovare su un mouse. Infatti è in grado di funzionare praticamente su qualsiasi superficie, persino sul vetro, senza incertezze. Correttamente, la Logitech afferma che funziona su <em>quasi</em> ogni superficie, purché abbia un minimo di irregolarità oppure ci sia anche un minimo di polvere. Non deve trattarsi di polvere visibile ad occhio nudo, ovviamente, ma di quel minimo che possa consentire al laser di capire lo spostamento.</p>
<p>Il mouse calza come un guanto, purché non si sia mancini, e le plastiche con cui è costruito sono piacevoli al tatto. Il funzionamento dei pulsanti è morbido ma preciso al tempo stesso. E’ anche bello da vedere. Sicuramente ci troviamo di fronte ad un mouse di qualità superiore. Il dito indice e quello medio vi si appoggiano con naturalezza, le altre dita trovano agevolmente la posizione giusta.  La parte in alto è fatta di plastica un po’ più dura rispetto a quella, più morbida e gommosa, presente sui fianchi.</p>
<p>La precisione è notevole così come anche la velocità operativa. Sono parametri che, ovviamente, possono essere settati a piacimento, a seconda che serva una maggiore rapidità contenendo al minimo i movimenti della mano e del polso, oppure al contrario una maggiore accuratezza, per esempio in operazioni di fotoritocco.</p>
<p>Nella parte frontale c’è la presa mini USB per la ricarica.</p>
<p>Sul lato sinistro, vicino ai pulsanti <em>avanti-indietro</em>, ci sono tre led verdi che indicano l’energia residua. Per contenere al massimo il consumo di elettricità, non sono sempre attivi: li vedremo illuminarsi per alcuni secondi solo quando il mouse viene acceso, oppure quando si riprende dallo stand-by. In questo modo avremo subito un’idea dello stato di carica. Analoga informazione possiamo averla, in qualsiasi momento, dal programma <em>Setpoint</em>, se abbiamo deciso di installarlo (io consiglio di farlo).</p>
<p>In conclusione, siamo di fronte ad un ottimo mouse, adatto a chi vuole il meglio. Non posso dire che si tratti del miglior mouse in assoluto perché non posso escludere che ce ne siano altri uguali o magari migliori (già, ma quali?), perché ne ho provati tanti ma nessuno paragonabile a questo come costo e qualità complessiva. Ma senza dubbio siamo di fronte ad un prodotto di qualità molto elevata. Unico appunto negativo: con il mio precedente mouse avevo preso l’abitudine di schiacciare la rotella centrale per passare ad una nuova scheda del browser durante la navigazione web. Questa operazione non mi riesce, al momento, altrettanto bene con il nuovo mouse, nel senso che qualche volta non ottengo il risultato sperato. Poco male: basta fare clic con il tasto destro e scegliere <em>apri in una nuova scheda</em> nel menù contestuale. Dipende, credo, dalla maggiore sensibilità e dalla multifunzionalità della rotella presente sul <em>Performance MX </em>ed anche dalla necessità del mio dito di abituarsi al nuovo mouse. Non è neanche da escludersi che un settaggio ad hoc in <em>Setpoint </em>possa risolvere il problema. Proverò nei prossimi giorni.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Wireless Illuminated Keyboard K800</span></strong></p>
<p>Fino all’ultimo momento sono stato indeciso se prendere questa tastiera oppure il modello K750, alimentato ad energia solare. Alla fine ho optato per la K800, sia perché i tasti della K750 sono di profilo troppo basso per i miei gusti, simili ai tasti di un notebook oppure di una calcolatrice tascabile, ma soprattutto perché volevo una caratteristica: la retroilluminazione. La Wireless Illuminated Keyboard K800 è infatti dotata di tasti retroilluminati.</p>
<p>L’intensità dell’illuminazione è di default automatica: un sensore rileva il livello di luminosità ambientale e regola di conseguenza quello dei tasti. E’ possibile impostare manualmente, tramite la pressione simultanea di FN e F5 oppure F6, l’intensità preferita, ma dopo circa mezz’ora di inattività l’impostazione tornerà ad essere automatica, come io suggerisco di lasciarla. Per risparmiare energia, la retroilluminazione diventa attiva solo quando le mani si avvicinano alla testiera: ciò grazie ad un sensore di movimento. Tramite il software <em>Setpoint</em> possiamo scegliere di disattivare del tutto l’illuminazione, oppure di attivarla solo quando si inizia a digitare. Io ho mantenuto l’impostazione di default: i tasti si illuminano non appena le mani si avvicinano alla tastiera. E’ bello a vedersi, divertente ed utile.</p>
<p>La tastiera è sottile e le plastiche sono di buona qualità. Se debbo fare un paragone con il mouse, direi che la qualità costruttiva di quest’ultimo è leggermente superiore a quella della tastiera, che appare di fattura un po’ più economica, soprattutto di primo acchito. Nel momento in cui si comincia a digitare, però, si apprezza la qualità della battuta, la precisione ed il silenzio dei tasti nonché la loro piacevolezza al tatto. La retroilluminazione evidenzia la lettera (non è illuminato, ovviamente, tutto il tasto) anche se, al buio e con l’intensità massima, un po’ di luce filtra tra i tasti. Si tratta di condizioni estreme, comunque, che esulano da quello che può considerarsi un normale utilizzo.</p>
<p>E’ presente un tasto funzione che lancia la calcolatrice, mentre i tasti “F” premuti insieme al tasto FN attivano il programma di posta elettronica, spengono il PC, lanciano il media player, eccetera. Queste sono le impostazioni di default che, sorpresa, funzionano anche con Linux (con Mac non ho provato). Tramite <em>Setpoint </em>possiamo personalizzare il loro funzionamento.</p>
<p>L’unico led luminoso è abbinato al tasto che blocca le maiuscole, a parte i led di carica della batteria che hanno un funzionamento del tutto identico a ciò che abbiamo visto per il mouse: cioè si attivano per alcuni secondi solo quando la tastiera viene accesa, oppure quando si riprende dallo stand-by. Però per controllare la carica possiamo anche premere FN+F7, oppure avere l’informazione da <em>Setpoint</em>.</p>
<p>Anche la tastiera può essere lasciata sempre accesa. Se vogliamo spegnerla, c’è comunque un interruttore in alto a destra. Anche qui, l’unica differenza tra lo spegnimento e lo stand-by consiste nel fatto che, lasciata accesa, la tastiera si attiverà anche a PC spento al solo avvicinarsi delle mani, con un aggravio del consumo della batteria. Quest’ultima è celata da uno sportello sul retro, chiuso però da una vite.</p>
<p>La presa mini USB per la ricarica è sulla parte frontale.</p>
<p>Quando spingiamo il blocco delle  maiuscole, oppure <em>Bloc Num</em>, se abbiamo installato <em>Setpoint </em>compare un avviso a video.</p>
<p>In sintesi, sono soddisfatto di questa tastiera. E’ certamente ottima sotto tutti i punti di vista, ed anche elegante. Insieme al mouse <em>Performance MX </em>formano una coppia di tutto rispetto, e lasciano la scrivania completamente sgombra da cavi. Il funzionamento è ineccepibile e la connessione non presenta errori o cadute, risultando sempre perfetta. Altri recensori l’hanno persino testata da una stanza diversa: io non mi sono spinto a tanto. Mi basta sapere che funziona al meglio così come serve, con la tastiera ed il mouse sul piano del tavolo ed il ricevitore  sul retro del case.</p>
<p>La batteria (io non ho ancora avuto modo di verificare) dovrebbe garantire un’autonomia di circa 30 giorni per la tastiera, di circa 10 per il mouse. Si tratta di valori medi che presuppongono, come in effetti spesso avviene, un uso molto maggiore del mouse rispetto alla tastiera (a meno che non stiate scrivendo un romanzo). In ogni caso l’utilizzo può proseguire collegando tastiera e/o mouse ad una presa USB, il che consentirà anche di ricaricare la batteria.</p>
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